L’amore per la terra da frutti puri

La storia di Moses raccontata per Repubblica mi ha davvero colpito. E’ lo spaccato di vita di un uomo che simboleggia l’Africa che vediamo in prima fila alle nostre gare. Di tanti uomini e donne che in silenzio e con semplicità assiepano le start line di tuto il mondo.

La storia di Moses è il segno tangibile che l’amore per la terra da veramente buoni frutti. Una terra che è stata madre di atleti che ci hanno fatto capire come si corre e dove possiamo arrivare.

In Kenya c’è la tradizione di accogliere in festa, già all’aeroporto, gli atleti che tornano vincitori dalle gare podistiche nel mondo. Amici e parenti gli offrono  il Calabash, una zucca a fiasco svuotata e riempita di latte di mucca che gli atleti bevono per celebrare la loro vittoria.

Dopo il successo alla mezza maratona di Udine, Moses è tornato a lavorare la sua terra, le sue patate nel campo dietro casa.

Lui non vuole andare via da lì, perché c’è la moglie i loro figli, i genitori e i tanti fratelli da far crescere.

Quando mi hanno raccontato la sua storia volevo sapere tutto, era come se attraverso Moses potessimo sentire la fatica di quelle corse scalzi. La voglia di riscatto e bisogno di farcela con le sue gambe.

Ieri Nico mi ha mandato le foto che Moses si è fatto sulla sua terra, per un saluto, per ringraziare. E’ un ragazzo come noi, con meno strumenti di noi e che vive a più di 8 mila km da Roma, ma fa quello che facciamo per le strade delle nostre città, ogni giorno, certo più veloce, tanto più veloce di noi !

Pensiamoci ogni volta che andiamo a correre, nel momento in cui allacciamo le scarpe e non ce la sentiamo o siamo stanchi. La corsa è la nostra gioia e passione, è il mezzo con cui esprimiamo ciò che siamo.

La corsa è il mezzo con cui tanti ragazzi in Africa possono salvare la loro terra e tenere le radici salde accanto ai loro figli.

Marco Raffaelli

Moses sul traguardo della mezza maratona di Udine 2018 – Foto Antonella Burello