Eliud e la realizzazione del suo sogno in diretta TV

E’ una calda domenica mattina di metà settembre, sono a casa e ho deciso di prendermi il mio tempo per vedere come andrà a finire il tempo alla Maratona di Berlino.

Oggi ho deciso di leggere la maratona e di raccontarla da un punto di vista per me insolito.

Io che spesso sono in strada a correre o a sostenere chi sta correndo, con una parola di incitamento o una foto che ferma un momento speciale.

Ora siamo solo io, la Maratona più veloce di sempre e Eliud Kipchoge.

Lo abbiamo ammirato nel documentario del National Geographic – Breaking2, dedicato al tentativo di abbattere il muro delle due ore preparato dalla Nike ed eseguito il 6 maggio 2017 nell’autodromo di Monza.

Di quell’attacco alle 2 ore resta impresso nel memoria dello spettatore Eliud.

Un uomo con un passato non facile. Al momento del Breaking2, era medaglia d’oro olimpica in carica nella maratona maschile e con sette primi posti in otto maratone. Era considerato da molti uno dei migliori maratoneti viventi.

Eliud, “l’uomo da laboratorio”, come venne ingiustamente definito dopo quella operazione di sport e marketing conclusasi a 25 secondi dalla perfezione.

Oggi, sulle vie di Berlino sta realizzando un sogno che è solo suo. Con intelligenza e forza sta facendo uscire l’uomo della terra da cui tutto ha avuto inizio.

Lo seguo da più di un’ora, incollato alla tv, seduto sul bordo del divano. In realtà mi accorgo che non sto seguendo la maratona, sto seguendo il viso di Eliud Kipchoge, i suoi occhi, la sua fronte che cela una determinazione sovrumana.

Nel suo sguardo si vede il futuro prossimo della maratona ad altissimo livello: concentrazione estrema, nessun tatticismo esasperato.

Una tabella dei tempi millimetrica da eseguire alla perfezione, falcata costante, mai un passo in fallo, mai un’incertezza, la regolarità fatta perfezione.

Il record lo aveva in pugno e nella sua testa, oggi, allo start ha solo svolto il compito che si era prefissato e nulla al mondo lo avrebbe distolto dall’eseguirlo perfettamente, fino all’ultimo metro, fino all’ultimo passo.

Eliud, forse inconsapevolmente, ha tracciato sulle strade di Berlino le linee guida di chi vorrà attaccare il suo record.

E quel giorno, quando sarà, ritroveremo sicuramente gli stessi occhi, lo stesso sguardo concentrato, gli stessi passaggi regolari che ci permetteranno di azzardare, al semplice passaggio alla mezza, le previsioni di un nuovo record del mondo.”

Questa è la cruda realtà dei numeri, dei record, ma di tutto questo cosa traspare da uno schermo televisivo che trasmette in mondovisione questo evento? cosa percepisce dalle immagini il podista della domenica? cosa pensa quando assiste in diretta ad un record del mondo?

Daniele Silvioli

 

Eliud agli ultimi metri dopo la porta di Brendeburgo

 

Eliud realizza il suo sogno