La nuova mobilità ha un mese di tempo.

Fonte Printerest

La nuova mobilità ha un mese di tempo. Ovvero 30 giorni.

Come preannunciato dal Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, lo scorso 3 Novembre è terminato il conto alla rovescia per la richiesta del bonus mobilità con il debutto del portale web all’indirizzo www.buonomobilita.it .

Il sitema ha consentito di procedere con la “richiesta di rimborso” o di “voucher di acquisto” da presentare al rivenditore aderente (la lista è sul sito) per acquistare mezzi di mobilità dolce:

biciclette anche a pedalata assistita, monopattini e servizi per la mobilità urbana (sharing di biciclette e monopattini) e vedersi così scontato l’ammontare del buono nella forma massima di euro 500 corrispondente al 60% della spesa prevista.

Il fondo disponibile ammontava a ben 215 milioni di euro.

“Il sistema è andato subito in tilt!”

Eppure avevano preannunciato che il debutto sarebbe stato un vero e proprio “click day”.

“La piattaforma approntata dalla società del Tesoro, SOGEI era calibrata per aver 300/400 accessi al secondo e ne sono arrivati più di mille”.

Queste le dichiarazioni del Ministro Costa subito messo alle strette dalle decine di migliaia di utenti che non riuscivano ad accedervi.

Più tardi il problema è stato indicato ricadere nell’articolata procedura di autenticazione al portale che necessitava, da parte del richiedente, il possesso dello SPID, il sistema pubblico di identità digitale.

All’accesso al portale ad ogni utente veniva assegnato un progressivo di attesa.

I meno fortunati, come il sottoscritto, al giorno del debutto avevano circa 600.000 utenti in attesa!

Ma la “fila” scorreva velocemente al ritmo medio di circa 3000 domande evase al minuto.

Solo dopo la lunga attesa si veniva avvisati di essere “il prossimo”, e da quel momento, autenticandosi al portale con il famoso SPID si avrebbe avuto a disposizione uno slot di 20 minuti per interagire, attraverso una procedura molto semplice e intuitiva, con i server di SOGEI dove indicare i dati personali, caricare la relativa documentazione elettronica (Fattura, scontrino fiscale in pdf/jpg), , l’iban dove ricevere il rimborso o richiedere il voucherper l’acquisto.

Nonostante la lunga attesa numerosi utenti hanno avuto difficoltà all’autenticazione SPID rendendo vana ogni lunga attesa fino a tarda serata.

L’indomani è stato più chiaro cosa era successo.

L’App di PosteID, il più diffuso sistema di identificazione SPID in Italia, aveva rilasciato un aggiornamento solo alcuni giorni prima e reso fuori servizio, dal 23 ottobre, la vecchia versione installata.

Basta andare sul profilo delle recensioni dell’applicazione per capire com’era andato questo aggiornamento

Contemporaneamente sui social, alcuni vittoriosi scendevano a brindare al bar (prima delle 18.00), l’avvenuta autenticazione SPID usando altri providers, fieri di essere riusciti nell’impresa!

Solo in tarda serata anche coloro che utilizzavano Poste ID, disinstallando e reinstallando l’applicazione e riavviando il terminale tra le due operazioni sono riusciti a portare a termine la procedura.

Alle ore 10.00 del giorno seguente, i fondi erano terminati con enorme delusione degli utenti rimasti in attesa.

Utenti che sono invitati ad attendere un nuovo rifinanziamento che, nelle dichiarazioni del capo del dicastero Ambiente, non tarderanno ad arrivare perché questa operazione è un interesse prioritario del Governo manifestato sin dall’avvio della c.d. fase 2 post lock down.

Durante questi mesi, la finalità di lotta all’inquinamento e al traffico automobilistico nonché di supporto al trasporto pubblico delle città metropolitane e dei capoluoghi di provincia al quale sono destinati gli incentivi, si è andata sempre più affievolendo lasciando spazio all’aspetto ludico/sportivo più che di reale nuova alternativa nel panorama del trasporto urbano.

L’incentivo” è difatti finalizzato alla riduzione del parco veicoli a motore che ogni giorno “asfissiano” , è proprio il caso di dire, le nostre città e che finora ha sottoposto a infrazione europea il nostro paese per la qualità dell’aria.

Un problema che finora si è continuato a marginalizzare senza essere mai affrontato come invece meriterebbe.

Il 17 Maggio 2018 la Commissione Europea deferì l’Italia alla Corte di giustizia dell’Ue per mancato rispetto dei valori limite stabiliti per la qualità dell’aria e per aver omesso di prendere misure appropriate per ridurre al minimo i periodi di superamento.

C’è da dire che non eravamo i soli:  la Commissione aveva infatti deciso di deferire l’Italia come pure Francia, Germania, Ungheria, Romania e Regno Unito alla Corte di giustizia dell’UE per il mancato rispetto dei valori limite stabiliti per la qualità dell’aria e per aver omesso di prendere misure appropriate per ridurre al minimo i periodi di superamento. La Commissione inviava inoltre lettere di costituzione in mora complementari a Italia, Germania, Lussemburgo e Regno Unito, per aver violato le norme dell’UE in materia di omologazione dei veicolie a Francia, Germania e Regno Unito per il mancato rispetto dei valori limite di Biossido di Azoto (No2) il c.d. “gas killer”di cui ci siamo occupati quando abbiamo presentato i risultati della campagna 2020 “Che Aria Tira in Città” promossa daCittadini per l’aria onlus che pure hanno valori elevatissimi nelle nostre città.

Non andava meglio a noi.

L’Italia infatti, insieme a Ungheria e Romania venivamo deferiti per “ via dei livelli costantemente elevati di particolato (PM10).

Italia – in 28 zone di qualità dell’aria, comprese le regioni Lazio, Lombardia, Piemonte e Veneto, i valori limite giornalieri sono stati costantemente superati, arrivando nel 2016 fino a 89 giorni.

Limiti, stabiliti dalla legislazione dell’UE sulla qualità dell’aria ambiente (direttiva 2008/50/CE), che dovevano essere raggiunti rispettivamente nel 2006 e nel 2010.

A chiudere la procedura d’infrazione anche la costituzione in mora di Germania, Lussemburgo, Regno Unito e Italia per aver violato le norme dell’UE in materia di omologazione dei veicoli a motore poiché la legislazione dell’UE in materia di omologazione impone agli Stati membri di disporre sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive per scoraggiare i fabbricanti di automobili dal violare la legge.

La vicenda “Diesel Gate”che aveva visto coinvolte, prima il gruppo Volkswagen e subito dopo tutte le maggiori case produttrici europee (Daimler Mercedes, Bmw, FCA), era nel pieno delle indagini.

Più recentemente, la serata di giovedì 10 Ottobre 2019, quando ancora il termine Covid poteva far pensare a un medicinale da banco, il Consiglio dei Ministri licenziava il Decreto Clima. (Decreto legge 14 ottobre 2019, n. 111)

Lo stesso Ministro Costa sosteneva che  il fondo disponibile ammontava a ben 450 milioni di euro provenienti dalle cosiddette “Aste Verdi”, il sistema di interscambio delle emissioni di gas serra nella UE, il cosidetto European Trading Scheme. Si parlava di incentivi rigenerabili perché ogni anno, diminuendo i gas serra emessi, ci sarebbero stati sempre più fondi finanziati da questo interscambio e quindi le misure si sarebbero autofinanziate negli anni.

Come dire che se ci fosse il paese membro che sfora i livelli di gas serra possiamo vendergli quanto di virtuoso avremo messo in attocon gli stessi provvedimenti finalizzati alla diminuzione delle emissioni inquinanti.

Come se l’inquinamento di un paese membro non è un problema di tutti tanto da poter essere monetizzato.

Di questi 450 milioni, oltre al solito sostegno alla rottamazione autoveicoli più inquinanti, il Ministro Costa riferiva ai giornalisti dopo il CdM, che ben 255 milioni di euro erano riservati alla mobilità sostenibile confluiti in un apposito fondo denominato “Programma sperimentale buono mobilità” finalizzato per l’acquisto di “Abbonamenti al trasporto pubblico e di biciclette” .

Non dimostrarono entusiasmo le organizzazioni come Greenpeace attraverso il cui Direttore, Giuseppe Onufrio venivano manifestate i dubbi di efficacia dell’ennesimo sostegno alla rottamazione autoveicoli sostituite dall’acquisto di ulteriori automobili: “occorrerebbero provvedimenti ben più radicali, a partire da una svolta drastica verso le energie rinnovabili con una drastica rimodulazione dei sussidi ai combustibili fossili per le fonti energetiche, perché il decreto Clima è sicuramente un passo in avanti sul fronte inquinamento da No2 e da Pm10, ma non certamente su quello delle emissioni da Co2, la causa primaria del cambiamento climatico e dei quali i combustibili fossili sono la maggior fonte di emissione”.

Da quel giovedì sera di ottobre 2019, dall’annuncio del Decreto Clima il mondo è di molto cambiato.

Durante questi mesi numerosi sono stati gli studi scientifici che hanno dimostrato come la diffusione del Virus da Sars-Cov-2 abbia avuto maggior aggressività nelle regioni del nostro paesecaratterizzate da un’ elevata presenza di polveri sottili nell’aria, in particolare quelle del nord che insistono nell’area della Pianura Padana, una delle più inquinate d’Europa.

L’ipotesi iniziale che fosse proprio il particolato, il famigerato Pm, un vettore di trasporto del virus nell’aria non sembra dimostrabile, smentita negli studi che hanno poi dimostrato come la temperatura e l’esposizione ai raggi ultravioletti, danneggino l’involucro del virus uccidendolo.

Anche se il rapporto causa – effetto tra inquinamento e contagi non è dimostrabile, la relazione tra ambiente inquinato e gravità degli effetti della pandemia, è un dato di fatto.

In generale la probabilità di contrarre malattie è dimostrato che sia influita negativamente dall’inquinamento ambientale al quale veniamo esposti e che aumenta la probabilità di contrarre malattie cardiovascolari, polmonari, tumorali e del metabolismo (diabete, ipercolesterolemie, gotta) i cui malati hanno rappresentato le categorie di pazienti più a rischio in caso di infezione da Sars-Cov-2 perché ad alto rischio di sviluppare complicanze letali.

Ma più in generale l’inquinamento, come pure il fumo da sigaretta, provoca uno stato di infiammazione polmonare costante che rende più facile la comparsa dei sintomi più gravi in caso di infezione da Covid.

(Fonte https://www.spandidos-publications.com/10.3892/mmr.2020.11079#)

Ora, caro popolo del Bonus Mobilità, sta a voi decidere qual è il miglior modo di investire il voucher ottenuto così faticosamente.

C’è un mese di tempo, 30 giorni, per decidere a quale panorama vuoi appartenere per il futuro della tua  città.

Marcello Perotta

 

 

 

 

 

Sociale per natura e sociopatico per necessità, vivo programmando vie di fuga: montagna, sci, alpinismo, running, bici e viaggi le mie passioni come pure lettura e, recentemente, scrittura. Sogno di vivere in camper senza una fissa dimora, cittadino del mondo.