La cosa più bella della mezza di Fiumicino

E pensare che due domeniche fa mi ero ripromessa di non fare più gare, ma in cuor mio, cuor di runner, sapevo che sarebbe stata una promessa non mantenuta.

Le famose promesse da runner e infatto eccomi a Fiumicino per partecipare ad una mezza maratona.

Da piccola qui ci venivo a mangiare il pesce con i nonni cugini e parenti, si usava così per riunire tutta la famiglia. Era il pranzo della domenica, magari una volta al mese, ma si doveva fare per stare tutti insieme.

Passando con la macchina vedo i ristoranti davanti al mare e ho un po’ di nostalgia, ma sono qui per correre oggi, correrò facendo scorrere i ricordi di quella bambina che dopo pranzo si toglieva le scarpe e correva verso riva con tutti i cugini per mettere i piedi in acqua.

Sono a Fiumicino, è tutto pronto, tranne me, ma come al solito.. ma sono felice così, perché ho addosso la mia “ divisa” quella che mi piace tanto, che quando ci entro dentro, diventa la mia seconda pelle e mi sento a mio agio, mi sento forte ed emozionata allo stesso tempo, ma sono l’unica della mia squadra oggi, gli altri sono quasi tutti a Ravenna e alcuni ad Atene per la madre di tutte le maratone …

Ho un casino che corre veloce nella testa, quello che a volte non riesco a stargli dietro, quello che spesso mi fa pensare che non ce la farò ( ma poi alla fine ce la faccio sempre) perché è davvero troppo, davvero tanto e allora senza pensare, perché magari non riesco neanche più a farlo.

Ho deciso che oggi prendo e corro così come viene, mi rimetto in gioco e sono contenta, non ho grosse pretese ho scelto di correre una mezza maratona, ma come allenamento.

Saluto tutti, c’è parecchia gente e devo dire la verità ne conosco tanta ed è un piacere rivederla..

Chi mi racconta di New York e mentre lo fa ha gli occhi che brillano e inizio a sognare, perché lo vorrei vivere tanto anch’io quel sogno, ma è il sogno di ogni podista e penso chissà, mai mettere limiti magari un giorno lo farò anch’io.

Poi c’è chi, tra tanti, sta preparando un’ultra, la sua prima, ma è tranquillo, dicembre sembra ancora così lontano, questo novembre sembra ancora non saper bene in che stagione si trovi.

Siamo tutti sulla linea di partenza una ragazza vicino a me tenta di scaldarsi le mani, ma la vedo agitata, così le faccio un sorriso, uno dei miei e le do una pacca sulla spalla dicendole : dai dai dai... sorride anche lei e partiamo ognuno col suo passo ognuno col suo obbiettivo, tranne me che sono così tranquilla che manco mi rendo conto del passo che sto tenendo.

 

Corro su quella strada che so mi farà battere il cuore e non importa se non conosco il percorso se ci saranno salite discese buche o curve, corro perché so che non sarò sola, perché oggi ho proprio bisogno di questo casino di gente che mi corre davanti dietro e di fianco devo riscattarmi un po’.

Perché a Venezia non ho corso come avrei voluto e so che comunque andrà, tornerò a casa più ricca di cose da raccontare, magari alla fine le foto parleranno per me. Corro, continuo a correre i km li conto a mente ho la capacità di misurarli ancor prima di vedere a che punto siamo, che poi oggi neanche c’erano le bandierine.

Il paesaggio è naturalistico e affascinante se vogliamo… tra mare e campagna quella dove un tempo sorgevano le capanne dei pescatori…alcuni bambini si fermano in mezzo alla strada per dare il cinque e li vedi sorridere contenti perché li sento contare, contano a chi riesce a battere più cinque e sorrido.

Io oggi la fatica non riesco proprio a sentirla credo che Venezia mi abbia dato qualcosa di davvero inspiegabile perché gli ultimi due km sono riuscita ad andare in volata sotto i 4,50 a km con una facilità che appena sono arrivata al traguardo ho chiesto se fosse davvero finita.

Sorrido con un sorriso che perfino ora che sono passate ormai ben 6 ore non riesco a levarmelo dal viso, ma va bene così.

Alla fine credo che il sorriso sia la cosa più bella da riportare a casa, vale più di un premio, vale più di tutto.

Dominga Scalisi

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