La corsa non è uno sport di squadra ma di gruppo

La scorsa settimana abbiamo avuto una piacevole chiacchierata sul canale Instagram Runner 451 di Simone Cellini, coach e fondatore della piattaforma di allenamenti italiana.

Una di quelle serate in cui, con la scusa di parlare del suo nuovo libro, siamo arrivati a parlare di tutto ciò che gira intorno al nostro mondo podistico.

Simone, commentando il cambiamento avvenuto nel running ad un certo punto ha detto:

la corsa non è uno sport di squadra ma di gruppo”.

Nell’immediato non ho pensato bene alla valenza sociale della frase. Poi è passato il week end tra allenamenti, gare, incontri e scambi tra podisti ed ecco che ho fatto mio il suo pensiero.

La SQUADRA è diventato l’elemento catalizzatore tra le persone che la animano, un tempo questo ruolo era assegnato in via esclusiva alla CORSA, l’elemento comune per tutti, dopo di lei, caso mai, veniva tutto il resto.

L’evoluzione odierna non considera più la corsa come unico elemento stimolante, ad essa, con il passare del tempo e il cambiamento delle nostre abitudini e stili di vita, se ne sono aggiunti tanti altri.

Parliamo di elementi del vivere insieme che sono frutto di scelte, passioni, ambizioni, mode e modi di vivere ed è qui che la connotazione di squadra cambia a favore di un’appartenenza di gruppo.

Per gruppo s’intende una comunità di persone che condividono i tuoi stessi interessi e scelte.

L’esempio classico di “gruppo” che si forma è quello che nasce in occasione di trasferte podistiche dove, oltre all’elemento principale ed universale che è la corsa, se ne affiancano altri e che saranno comuni per tutti componenti e al contempo differibili rispetto ad altri gruppi.

La preferenza di certe mete turistico-sportive, la voglia di condividere l’aspetto enogastronomico o quello culturale-artistico, la volontà di godersi la trasferta in relax o all’opposto in perfetto ascetismo pre-gara, ecco questi sono i punti attorno ai quali girano le squadre che diventano gruppi.

Insomma il mutamento del podista negli ultimi anni ha portato a sentire meno il legame con il proprio Team avendo nel contempo iniziato ad apprezzare l’esperienza di gruppo, più completa e a misura dei propri desideri/aspirazioni.

foto – Run Rome The Marathon

L’esempio classico è quello che porta il podista a iniziare la carriera sportiva in seno a una squadra, partecipando a tutto tondo ad allenamenti, eventi, gare organizzati dal proprio team.

Nel tempo il medesimo tende ad aggiungere al suo impegno agonistico “puro e incontaminato”, cercando altrove, altri elementi di arricchimento personale non sempre presenti nelle squadre perché di difficile gestione ed applicazione ma che trovano pieno riscontro nelle comunità o gruppi di corridori che nascono ed evolvono.

Persone che si vedono accomunati in base al corollario di nuovi valori, obbiettivi ed esigenze che la nuova modalità d’intendere la pratica sportiva cerca di inglobare e metabolizzare per continuare a rendere l’esperienza, al singolo come al suo gruppo, sempre interessante e coinvolgente…

Il running, nella ripetitività del gesto, non è uno sport immutabile, cambia e lo fa recependo le istanze della società, dei singoli e del mondo esterno ad esso. Le squadre più sensibili saranno quelle che coglieranno ogni vibrazione per crescere in linea con i bisogni dei suoi tesserati, pena il fisiologico scollamento interno e conseguente fuoriuscita di molti.

Buone corse a tutti

 

Marco Raffaelli
Appassionato dello sport e di tutte le storie ad esso legate. Maratoneta ormai in pensione continua a correre nuotare pedalare parlare e scrivere spesso il tutto in ordine sparso