Intelligenza artificiale e sport: un binomio possibile? (Parte seconda)

Dopo la prima parte pubblicata di recente, ecco lo seconda parte:

La legge italiana sull’IA torna sul tema “sport” anche nell’art. 22 (Misure di sostegno ai giovani e allo sport). La norma è tra le più sconclusionate (leggere per credere), ma il comma 3 contiene tre disposizioni di assoluto valore, ossia:

  1. a) lo Stato favorisce l’accessibilità ai sistemi di IA per il miglioramento del benessere psicofisico attraverso l’attività sportiva;
  2. b) tale accessibilità concerne anche lo sviluppo di soluzioni innovative finalizzate a una maggiore inclusione in ambito sportivo delle persone con disabilità;
  3. c) i sistemi di IA possono essere utilizzati anche per l’organizzazione delle attività sportive (nel rispetto dei principi generali che sono contenuti nell’art. 3 della legge).

Queste previsioni – si diceva – sono piuttosto interessanti a partire dal fatto che spetta allo Stato (ed agli enti a questo riconducibili: CONI, FIDAL, etc.) fornire i mezzi (cioè l’IA) agli interessati, dato anche il loro costo per nulla trascurabile.

Sugli impieghi vi sono soluzioni diversificate.

Nella prima ipotesi, un qualsiasi sportivo (anche non agonista) potrà chiedere di poter disporre, ad esempio, di un coach digitale in grado di misurare esattamente quali condotte adottare “per il miglioramento del benessere psicofisico” anche se già mi aspetto qualche questione non secondaria sul concetto di “benessere”. Mi immagino che avremmo di certo una IA di impronta “paternalistica” (dato che sarà fornita da uno Stato Grande Papà) in cui il “settaggio” (magari affidato al medico sportivo) impedirà alcune “velleità” sportive, fissando l’asticella ad una altezza medio-bassa. Sicché a me, per esempio, dirà che le maratone è meglio lasciarle perdere.

Nella seconda ipotesi, la “materia prima” è solo teorica, poiché frutto di un apposito sviluppo condotto alla ricerca – assolutamente meritoria – delle soluzioni maggiormente idonee ad aiutare a fare sport ai soggetti disabili. Dagli esoscheletri potenziati, ai chip motori, a calzature “adattative”, gli spazi operativi non mancano, come le attese di quanti hanno bisogno di svolgere attività motoria semplicemente per continuare a sopravvivere.

L’ultima prospettazione è quella più interessante (e potrete dire che già ve ne avevo parlato a proposito delle Digital Marathon), secondo la quale i sistemi di IA potranno essere utilizzati per l’organizzazione stessa delle gare. In questa dimensione, le possibilità sono enormi: dalla definizione del percorso, all’assegnazione dei pettorali, alla verifica della “correttezza” degli atleti (anche sulla base del loro “storico”), ai ristori, al numero e posizionamento dei bagni chimici, allo smaltimento dei rifiuti, etc. Lascio perdere le valutazioni d’ordine finanziario perché sono certo che su questo aspetto i passi avanti sono stati già fatti.

Chiudo – certo di avervi tediato a sufficienza – ricordando cosa tener presente quando si maneggiano sostanze esplosive. La prima cautela è la prudenza; la seconda è la sorveglianza ed il controllo umano. Non vorrei trovarmi di fronte ad una “IA-organizzatore” che crede di gestire “oggetti” e non esseri umani.

Intelligenza artificiale e sport: il binomio è certamente possibile ma vedremo con quali esiti.

Mr Farronato
Mr. Farronato Podista e scrittore. La corsa mi serve per superare i limiti dell’ordinario mentre, scrivendo, supero quelli dello straordinario. Potete trovarmi – sotto falso nome – nelle gare della nostra bella capitale e, soprattutto, alle maratone. La corsa è la soglia del crepuscolo che si affaccia su un mondo diverso.