Il corpo dell’amore

L’amore è come un corpo in movimento.

Un bellissimo corpo fatto di muscoli, ossa, tendini, cuore, polmoni, sentimenti. La sua quotidianità è il gesto della corsa. Le sue parti sono le parti della coppia.

Io sono le braccia.

Ti do stabilità, equilibrio, aiuto tutto il sistema ad andare più dritto e lanciato verso il traguardo. Sono la seconda spinta, quella che aiuta la muscolatura addominale e lombare a contrarsi per mantenere la postura. Sono la guida della parte superiore del corpo.

Tu sei le gambe.

Ti muovi metodico verso l’obiettivo, ti sollevi e guadagni terreno muovendo inesorabile verso l’avanti. Non ti tradiscono emozioni, ruoti come un meccanismo perfetto fatto di bielle unite tra loro da cerniere ben oliate. Conduci tutto il sistema oltre la finish line unica e irripetibile e, per questo, sempre vincente.

Io sono il cuore.

Costante, veloce, ritmico. Come un metronomo. Un orologio che scandisce il tempo con il suo ticchettio infinito e pur finito. Ossigeno la muscolatura, veicolo il nutrimento. Dono forza, energia e applico le regole della testa. Sono il meccanismo che induce il movimento. Sono il silenzioso responsabile del movimento del tutto. Signore del nostro infinito.

Tu sei i polmoni.

Mi fornisci le materie prime attraverso il respiro. Più forte, più lento, affannato, veloce o tranquillo, e silenzioso. Raccogli l’ossigeno e lo doni senza domande. Offri al nostro scopo la benzina per raggiungere la meta.

Io sono occhi, mani, lingua, naso, orecchie.

Analizzo il mondo intorno a noi affinché nessuno possa creare impedimenti. Siamo i primi guardiani del nostro corpo perfetto. A noi vengono le immagini, i suoni, gli odori, i sapori, le consistenze affinché possano essere analizzate e diventino giovamento e non impedimento al nostro tutto in movimento che non dovrà inciampare, ma librarsi sereno.

Tu sei il cervello.

Raccogli le informazioni che occhi, mani, lingua, naso, orecchie ti inviano e le elabori affinché tutto risponda a dovere, affinchè il corpo si muova in sincronia perfetta per resistere a tutto quanto dall’esterno voglia interferire.

Io sono vene.

Porto il sangue pompato dal cuore ai muscoli e li carico di ossigeno. Carburante che bruceranno per andare avanti, sempre avanti, perché indietro non esiste. Indietro è troppo tardi.

Tu sei arterie.

Raccogli le scorie di carburante esausto e le porti a smaltimento affinché ci sia sempre pulizia e ordine, affinchè tutto funzioni.

Io sono il piede destro.

Appoggio la punta e spingo forte per farti volare in alto.

Tu sei il piede sinistro.

Ti libri in volo con il mio aiuto, mentre tutti fuori guardano estasiati il nostro passo ritmico, perfetto, bellissimo.

Insieme.

Due parti di un unico corpo, io e te siamo l’uno. Due sono uno.

100.000 km, 300 maratone, 150 paia di scarpe usate. Una vita dedicata alla corsa e suggellata da un matrimonio in corsa. Non prima. Non dopo. Durante la gara.

Mentre tutte le parti del loro corpo in movimento lavoravano all’unisono per disegnare la perfezione, Claudia Weber e Thomas Wenning convolano a nozze. Alla Start Line sono due anime pronte a dire sì. Alla Finish Line sono una cosa sola.

Hanno scelto il giro del Lago di Resia. In una terra di confine, durante un giorno di pioggia, accanto ad un campanile annegato in un Lago che rispecchia il cielo e lo arricchisce di metallo screziato, sono diventati marito e moglie durante la gara.

Non credo sia mai accaduto prima che una coppia si sposasse durante una gara. Forse prima o dopo, ma durante non lo avevo mai sentito. Sinceramente non lo avrei mai nemmeno immaginato.

La sposa ha un vestito color avorio, molto grazioso.

Un corpetto legato con un nastro di raso sulla schiena e una nuvola di balze che le lascia scoperte le gambe per non intralciarle mentre girano lungo il percorso. Tra i capelli corti e ramati una fascetta di strass legata con un nastrino di tulle sulla nuca. Ai piedi un paio di scarpe grigio chiaro. Da running.

Sulla gonna è fissato un pettorale con lo sfondo rosso, dei cuoricini e la scritta “Claudia e Thomas”e il numero 1.

Lo sposo porta un abito scuro da cerimonia, con camicia bianca, gilet e cravatta argento, scarpe uguali a quelle della sua compagna e una cintura in vita su cui è fissato il pettorale n.2.

La verità è che non conta chi porta il numero 1 o il 2, perché insieme sono il 3.

Insieme sono la perfezione. Insieme sono un corpo in movimento verso il traguardo della vita e oltre. Oltre trecento maratone, oltre 150 paia di scarpe usurate, oltre 100.000 km verso un traguardo che, in fin dei conti, non esiste.

Sono la dimostrazione che si può correre per sempre. Sono il corpo dell’amore.

Un giorno senza sorriso è un giorno perso. Non importa quanti pesi portiate sulle spalle, la vita è un battito di ciglia e va vissuta in ogni istante. Come l’ho scoperto? Allacciando le scarpe e cominciando a correre. Run Lud Run! Ogni giorno una nuova storia aspetta di essere raccontata.