domenica, Aprile 19, 2026
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Ho iniziato a correre e tutto è cambiato

Ho iniziato a correre e sono felice.

Non è una frase fatta, è una constatazione semplice e potente. Prima sembrava impossibile: non avevo tempo, non avevo voglia, non avevo spazio per me stessa. La corsa non era nemmeno un’idea, era qualcosa che apparteneva ad altri, a un “poi” che non arrivava mai.

Oggi invece quello spazio esiste. È un tempo bellissimo, tutto mio, dentro il quale ho incontrato altre donne come me. Donne normali, vere, da cui ho imparato a sorridere, a non giudicarmi e soprattutto a capire fin dove posso arrivare contando sulle mie forze.

Ho iniziato a correre e mi sento meglio. Il corpo risponde, è più reattivo, più vivo. Sento un motore che brucia e mette in circolo sangue, ossigeno e pensieri puliti. La fatica non fa più paura: mi ha insegnato tanto. Ho smesso di combattere i miei difetti e ho capito che sudare è anche un modo per accettarsi.

Correre è una cura. È difesa, è prevenzione contro le storture della vita. Non avrei mai pensato di poter aggiustare il mio corpo muovendo, allo stesso tempo, un mondo interno così profondo. E invece succede. Succede ogni volta che allaccio le scarpe e, nell’alba di città che mi circonda, tutto cambia colore.

C’è un momento in cui disegno una linea immaginaria davanti a me e la seguo passo dopo passo, fino a quando la fatica smette di farsi sentire. È come quando tutto gira per il verso giusto e niente può farmi stare male. Mentre altri si preoccupano di cose che non possono controllare, io uso le stesse energie per cambiare il mio passo. E che soddisfazione è.

Questo motore non lo trovi alla nascita. Lo scopri da solo. E quando finalmente si accende, non vuoi più spegnerlo. Il pettorale sulla maglia sudata, le gambe che bruciano, la testa finalmente sgombra dopo il traguardo: sono poche cose, ma quando le capisci diventano tantissime.

Ho iniziato a correre e sono un’altra donna. Chi mi ama lo vede, e questo mi piace moltissimo. Perché quando decido di farmi del bene con lo sport, a stare bene non sono solo io, ma anche chi mi sta accanto.

E ogni volta che torno a casa dopo la mia corsa, mi si legge in faccia. A quel punto non c’è più niente da spiegare.