martedì, Febbraio 17, 2026
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EagleXMan 2025, un IronMan per chi ama l’estremo

Un IronMan tra il lago di Campotosto e Campo Imperatore una gara per chi ama l’estremo.

È così che si può riassumere l’EagleXMan, triathlon estremo che ha portato atleti da tutta Italia tra le gelide acque del Lago di Campotosto e le vette impervie di Campo Imperatore.

A firmare una delle cronache più autentiche e profonde dell’edizione 2025 è Stefano La Cara, triatleta dalla comprovata esperienza e grande allenatore, che ha trasformato il suo percorso in una vera narrazione di resistenza, strategia e cuore.

Un’alba sul limite umano

La partenza, alle 5 del mattino, nel buio che precede l’alba, ha qualcosa di mistico. Il Lago di Campotosto è il primo teatro: 3800 metri a nuoto in condizioni estreme. La Cara esce dall’acqua in 1h05’, mantenendo un ritmo perfettamente in linea con le sue performance, consapevole che i veri duelli si giocheranno dopo, su strada e sterrato.

180 km di ascesa: da ciclisti a scalatori

È nella frazione ciclistica che l’EagleXMan inizia a mostrare il suo carattere brutale: 180 km con 4000 metri di dislivello, tra cemento logoro, mulattiere e pendenze sempre più dure fino alla cima di Campo Imperatore. Il mantra è uno solo: “gestire”.

Non basta essere forti, serve testa. La Cara lo sa, e si impone un ritmo controllato. Quando riprende molti dei ciclisti che l’avevano superato all’inizio, capisce che la strategia sta funzionando.

L’eroe silenzioso della giornata è Alessio, il supporter che con puntualità chirurgica anticipa i bisogni di Stefano ogni due chilometri, per tutta la durata della frazione in bici.

La maratona: 42 km di sentieri, polvere e cuore

Dopo la T2, è il momento della corsa: 42 km di cui 36 su sterrato, con 1000 metri di dislivello, più un epilogo da brividi – il famigerato vertical finale. Il corpo è stanco, lo stomaco inizia a dare segnali di cedimento, e lo spettro della crisi si affaccia nel secondo giro. È qui che il triatleta entra nella dimensione più intima della resistenza: il rapporto con sé stesso e il supporto umano, fondamentale, di Alessio.

Con tenacia, alternando corsa e camminata veloce, Stefano riesce a superare la crisi. E poi arriva il momento clou: il vertical finale. Sei chilometri di salita verticale, altri 1000 metri di dislivello. È qui che l’adrenalina dell’impresa diventa pura emozione.

Verso la cima: dove si lascia un pezzo di cuore

Nel buio del crepuscolo, accompagnato dagli amici Paolo e Domenico, Stefano scala gli ultimi tornanti. La classifica li premia con un’inaspettata ottava posizione. Ma il vero traguardo è più profondo: è l’abbraccio alla fine, la voce dello speaker che risuona nella valle, le luci in lontananza come un presepe tra le montagne. È il cuore lasciato su quella vetta, con la promessa di tornare a riprenderselo.

L’EagleXMan non è solo una gara. È una spedizione, una prova di resilienza, una sinfonia di fatica e poesia. Il racconto di Stefano La Cara ne coglie l’essenza: non si vince contro gli altri, ma con sé stessi. E con chi ti accompagna lungo il cammino.

“Chiamatelo come vi pare: viaggio, gara, traguardo… l’unica cosa che conta è che lassù, su quella montagna, ci abbiamo lasciato un pezzettino di cuore.”