Elrond, Re degli Elfi, mentre consegna Andúril ad Aragorn, afferma risoluto: “L’uomo che può brandire il potere di questa spada, può chiamare a sé l’esercito più micidiale di qualunque altro su questa terra. Metti da parte il ramingo: diventa ciò che sei nato per essere!” (Il Signore degli Anelli. Il ritorno del Re)
Le ultime parole di Platone a Dionigi di Siracusa furono: “Sii te stesso”. Una frase apparentemente simile ma molto diversa da quella del suo maestro Socrate (“Conosci te stesso”). Non ti puoi conoscere se non sai chi sei. Anche Nietzsche, quale sottotitolo al suo Ecce homo, ha infatti aggiunto una breve ma significativa postilla: “Come si diventa ciò che si è”.
Per fare ciò, occorre la padronanza della parte inconscia, di quella parte di noi che sfugge abilmente ad un nostro diretto controllo. Non sappiamo chi siamo finché non trasformiamo in atto ciò che potremmo essere in potenza.
Questi brevi rudimenti di filosofia classica (al netto del pensatore tedesco) sono applicabili anche al nostro mondo. Per le scelte di vita, il tema si farebbe molto scivoloso. Non sono certo che, ciascuno di noi, sia diventato veramente quello che doveva essere o che, invece, tutta una serie di concause (qualcuno lo chiama destino) hanno portato a scelte, via via, più condizionate fino a giungere esattamente dove ci troviamo adesso.
Potevamo essere “altrove” e, per i fautori dell’entanglement quantistico, altri “noi” hanno preso strade diverse di fronte alle rispettive sliding doors. Almeno ci resta questa consolazione. Da qualche parte “qualcuno” che ci assomiglia da vicino ha realizzato un altro destino.
Nel mondo podistico, al contrario, possiamo decidere di essere quelli che vogliamo essere. Costruendo quelle scelte che ci trasformano da potenza in fatto.
Non ci credete? Un nostro compagno di squadra, sessantenne, si era messo in testa di correre la maratona in 2 ore e mezza. Impresa impossibile, direte voi. E tutti, dicevano lo stesso. Eppure costui – con l’obiettivo di rappresentare la sua minuscola nazione di origine alle Olimpiadi – dopo essere diventato un valente ultramaratoneta, tanto ha insistito che, alla fine, ci è riuscito. Non ha partecipato alla rappresentanza olimpica del suo paese, ma nessuno ha più messo in discussione “chi” lui fosse, dopo che aveva sbugiardato ogni pronostico, seppur astrattamente e logicamente sensato.
L’ultimo punto va sottolineato. Il difetto maggiore in cui incorriamo è quello di “essere” quelli che siamo per il “riconoscimento” altrui. Se ci dicono che non si può fare, deve essere per forza così. Invece, proprio partendo da una coraggiosa confutazione dell’opinione altrui, si costruisce il “vero” sé.
Io, ad esempio, sono nato per scrivere – e proiettare il pensiero verso un futuro anni luce più avanti rispetto a quello che di solito si concepisce – e non per correre le maratone. Eppure ne ho disputate parecchie, a dispetto di quanti mi dicevano di lasciare perdere. E perché mai?
Ci fu un tempo, in cui un emulo di Elrond mi consegnò un pettorale della Maratona di Firenze e mi disse: “Arriva al traguardo. Diventa qualcosa di diverso da quello che credi di essere”. Aragorn, destinato ad essere Re è diventato Re; un tapascione, destinato al divano, è diventato un maratoneta. Se si può fare, si fa.
Questa divag-azione è dedicata ad un podista che, dopo un lungo periodo, pieno di difficoltà fisiche di ogni genere, ha terminato la sua 52a maratona.
And god is on your side / Dividing sparrows from the nightingales /
Watching all the time / Dividing water from the burning fire, inside /
Leave a light on in the night for me / That I can find you
Lascia una luce accesa per me. Così che possa trovarti.
[Wolfsheim, The Sparrows and the Nightingales (KD Remix 2025)]





