domenica, Maggio 3, 2026
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Dal 1 al 3 maggio: il ponte del podista.

Un ponte all’insegna del podismo. Perché noi non ci fermiamo mai. Questa sarebbe l’intenzione.

“Primo maggio… Lavoro in corsa”, prende il via di fronte al biscotto di Caracalla, tanto per cambiare. Dal sito della Fitel leggo che “L’ intento è quello di veicolare tramite la competizione sportiva, un messaggio di sensibilizzazione e solidarietà a tutta la cittadinanza. (…) Com’è stato ampiamente dimostrato, la corsa è una fantastica opportunità, per ognuno, poiché contribuisce anche a migliorare la salute fisica e mentale”. D’accordo su tutto ma, poi, perché farci soffrire? Più di 10K (circa 550 metri in più), compresi, in un percorso ‘nervoso’, ben due (2) passaggi sulla salita di Viale Giotto. Insomma, la festa del lavoro non vale per il podista che deve faticare pure il primo maggio. Prendo atto che, se non andiamo a correre a Fregene (o Ciampino), nessuno ci risparmia le ascese. E sia.

La storia si ripete due giorni dopo a Tor Vergata. Durante l’Appia Run, del tutto incautamente, mi sono fatto irretire da Oscar, per una gara che mi sarei francamente risparmiato. Le promesse si mantengono ed eccoci qui.

La gara, negli “sprofondi” di non so dove, è ottimamente organizzata da Italiana Running, con i loro atleti a presidiare ogni settore. Anche qui, pendenze a non finire, compresa una rampa proprio al Km 9, quale fragolina sulla torta. Nonostante ciò, assieme al Comandante, Enzino, ed un grande numero di bancari, la mattina è trascorsa molto bene, con il clima ideale per correre. Tanti i graditi incontri che faccio fatica a fare l’elenco, per non far torto ad alcuno. Al netto dei compagni di squadra, mi piace ricordare il bel Marco Merli, Fausto Giuliani, il sorriso disarmante di Peppe Minici e, infine, la “Bradipa” Rosella.

Questa pagina del mio diario non può terminare senza un doveroso cenno ad Alex Zanardi.

Nel minuto di silenzio che ha preceduto la partenza, ho immaginato ogni pensiero dei presenti abbracciarlo ancora una volta, con l’augurio che, di lassù, ci guardi sempre per ricordare che si può reagire alle sventure trasformandole, dapprima, in uno straordinario strumento di sopravvivenza e, poi, in qualcosa che non è in grado di diminuire affatto la persona. Una lezione che possiamo apprendere anche se il nostro Alex non ha mai inteso impartirla.

Quando mi sono risvegliato senza gambe ho guardato la metà che era rimasta, non quella che era andata persa. (Alex Zanardi)

(Photo by Mark Thompson/Getty Images).
Mr Farronato
Mr. Farronato Podista e scrittore. La corsa mi serve per superare i limiti dell’ordinario mentre, scrivendo, supero quelli dello straordinario. Potete trovarmi – sotto falso nome – nelle gare della nostra bella capitale e, soprattutto, alle maratone. La corsa è la soglia del crepuscolo che si affaccia su un mondo diverso.