Il prossimo 28 settembre, in quel del Comune di Colonna si svolgerà la ormai tradizionale
“CorriColonna” (nelle versioni “competitiva” e “non competitiva”, di poco meno di 10K).
Con l’occasione condivido con voi il mio “prontuario” per questa gara. Consigli spiccioli che,
per inciso, varrebbe seguire sempre.
1) Preparazione – Se non vi siete “riattivati” per benino, ormai è tardi. Quest’anno, almeno il sottoscritto, punta ad evitare di spargere le consuete lacrime di coccodrillo, rimpiangendo
quello che poteva fare e non ha fatto. Anche se cantare vittoria troppo presto non porta troppa fortuna.
2) Studiare il percorso – Come per i combattimenti, non verificare il contesto in cui debbano avvenire non è una pratica particolarmente assennata. Pertanto, occorre conoscere dove si va a correre, tanto per non cadere, poi, dal proverbiale pero.
CorriColonna parte da Via di Colle di Sant’Andrea con un rettilineo, in salita, di circa 300 metri. Al termine del quale, svoltando a sinistra, vi è una leggera discesa fino a giungere al Km 1.
Da questo momento, per 1,5 Km, si alternano una serie di curve, per giungere al punto più alto del percorso; dopodiché, per la gioia dei nostri garretti, si “plana” in evidente e goduriosa discesa, per giungere al ristoro (che è al Km 4,5). Ristoro al quale si giunge sparati. Salvo poi pentirsi.

Inizia, infatti, con una curva a gomito a sinistra, una impegnativa salita (la “salita” di
Corri Colonna), di circa 450 metri, al termine della quale si festeggia, con la lingua di fuori, la metà esatta del tragitto. Comincia il secondo giro, con la stessa situazione già vissuta fino al Km 8,7. Il déjà vù, mentalmente, aiuta molto perché sappiamo quello che succederà.
Ad un terzo circa di quella discesa che avrebbe condotto al ristoro, si svolta a sinistra e, dopo circa 150 metri, arriva la tappa di “Fatte ‘n goccio” dove i più bravi non hanno alcun dubbio: si fermano, per salutare, e gustarsi un goccio del vino dei Castelli (del resto, essendo il Trofeo “Vini Pallavicini” mica potevano dare la CocaCola, non vi pare?).
Il viaggio continua con una piccola discesa, poi un pezzo pianeggiante (che vi fa credere
beffardamente che sia finita), seguono una serie di curve (in pendenza) che conducono al
tratto conclusivo, ossia la bella discesa che precede il traguardo, esattamente in senso inverso a quello della partenza. Inutile aggiungere che una bella volata ci sta bene, anche per fare scena.
Se non si guarda il cronometro, ad occhi alieni, sembriamo davvero forti…
Dalla descrizione, appare chiaro, che si tratta di un percorso “impegnativo”. Non troppo, visto che sono solo 10K, ma con quel “nervosismo” (soprattutto se la temperatura sia elevata) in grado di mettere a dura prova le gambe, in virtù di una serie di alternanze che richiedono la capacità di “variare” le marce, riducendo il rapporto, ovvero aumentando i giri. Non è, insomma, un tragitto da “pilota automatico”. Lo stesso vale per gli eccessi di entusiasmo sulla discesa, prima del ristoro. L’altro punto ostico è, ovviamente, quello dopo il “goccio”, in cui si pensa di tirare i remi in barca mentre, una serie di curve, fanno disperare circa la visione celestiale del gonfiabile (come detto, in fondo a 200 metri di discesa).

3) Misurare le forze – Dato il percorso testé descritto, tolti i soliti noti che viaggiano a
3,5min/Km, senza pensarci troppo, per i comuni runner qualche pensierino occorre farlo. E,
quindi, misurare attentamente le forze, per non finire senza benzina a metà del secondo giro. Per ottenere un effetto benefico può aiutare la “visualizzazione” del tragitto.
Nel mentre sgambettiamo – e diciamo qualche facezia con Mino dei Ramarri – “pensiamo”
intensamente a quello che ci aspetta e regoliamo l’assetto e la velocità, senza farci prendere (troppo) dall’entusiasmo. A dirlo son tutti capaci, poi, all’atto pratico, spesso seguiamo il “flusso” di quelli che ci circondano. E, ciò, può essere un bene, perché associamo la nostra cadenza a quella, con qualche secondo in meno, di un nostro vicino (al quale è segno di educazione dichiarare questa sua funzione totalmente a nostro beneficio).
La condotta appena indicata disvela connotati negativi, allorquando sbagliamo completamente la scelta del partner che va troppo veloce per noi (perché magari non sa nulla di quello che lo attende). In questi casi, urge un pacemaker “alla rovescia”, ossia uno o più podisti (per esempio quelli che corrono in gruppo) più lenti ai quali accodarsi per farsi rallentare, finché non si ritrova un ritmo consono alle forze disponibili. Spesso, però, a questo punto, il danno è fatto e non più recuperabile.
4) Sfruttare i compagni di squadra – La faccio breve: farsi “portare”. Tradotto significa che un compagno più performante di noi ci fa – cortesemente – da personal pacer, misurando le alternanze (cioè quando accelerare e quando rallentare) lasciando a noi il solo compito di
tallonarlo “da vicino”, senza pensare ad altro. Queste cortesie, beninteso, vanno compensate, alla prima occasione.
5) Metabolizzare gli imprevisti – In una gara possono accadere degli inconvenienti. Dalla
storta improvvisa, al crampo, alla peperonata della colazione che si rianima improvvisamente, alla sete (o, al contrario, all’eccesso di liquidi). Trattandosi di una gara “breve” (come sono, in effetti, le 10K), non bisogna disperare ma, al contrario, fare buon viso a cattivo gioco. In fin dei conti, con qualche minuto in più (se la situazione non sia realmente grave), si arriva ugualmente. Forse meno soddisfatti, ma che importa?
6) Divertirsi – Il podismo è una attività sociale. Anche se si corre da soli, siamo circondati di nostri simili, alcuni dei quali anche piuttosto simpatici. La strategia più rilevante è, pertanto, quella di divertirsi, evitando di drammatizzare su avvenimenti che, tutto sommato, sono secondari, rispetto al benessere complessivo (esempio: il ristoro non analogo ai pit-stop della Formula 1). Facciamo attività sportiva, con del sano agonismo, ma senza perdere di vista il buonumore, con il quale ogni attività viene decisamente meglio. Dopo la gara – se avete prenotato – si può mangiare in piazza, con la scelta tra due menù (“normale” e “normale- vegetariano”).
Ora sapete quasi tutto su CorriColonna. Ma nessuna esperienza vale come quella provata di
persona.






