Sabato pomeriggio, sul tartan della Pista dello Stadio delle terme di Caracalla, abbiamo preso parte al mitico 3000 di Emilio, una manifestazione podistica nata dall’iniziativa di Emilio Beltrone, consulente finanziario romano e maratoneta amatore, che insieme a un gruppo di amici è riuscito a trasformare la propria passione in un appuntamento atteso da tutta la comunità dei runner. Un evento che unisce la passione per la corsa, lo spirito di amicizia e la solidarietà.
Alla manifestazione hanno partecipato una selezione di tante squadre romane, ma non così tanti atleti quanti ne vorremmo vedere anche sul tartan.

Le gare in pista, quelle seguite con attenzione dai giudici FIDAL, rappresentano un capitolo importante dell’atletica leggera. Eppure, spesso, la partecipazione non è quella che meriterebbero. Le società sportive le sostengono con post sui social e messaggi nelle chat, ma la presenza reale in pista è ciò che può fare davvero la differenza.
Correre in pista non è un’impresa riservata agli esperti, né qualcosa di complicato o inaccessibile. È semplicemente diverso. Ci sono regole precise da rispettare, corsie da mantenere, margini da non superare e sorpassi da gestire con attenzione. È un ambiente dove disciplina e rispetto si fondono con la passione per la corsa. E dove i giudici, con la loro professionalità, garantiscono che tutto si svolga nel modo più corretto e sicuro possibile.

Per questo motivo, sarebbe bello vedere le società sportive impegnarsi non solo nell’organizzazione o nella promozione delle gare, ma anche nella formazione dei propri atleti. Basterebbero incontri informativi o sedute di allenamento dedicate per imparare a conoscere le regole della pista e correre nel loro rispetto. Un piccolo investimento di tempo che si tradurrebbe in una grande crescita collettiva.
La pista ha un fascino particolare, quasi una sacralità. È il luogo dove l’atletica trova la sua forma più pura e regolata, ma non per questo deve apparire distante dalle gare su strada. Al contrario, le due dimensioni si completano: la tecnica della pista può migliorare la corsa su strada, e l’entusiasmo delle gare cittadine può riportare energia anche tra le corsie di un campo sportivo.
Alla fine, il movimento del running è uno solo. Che si corra la maratona di New York o un 3.000 metri nella pista del proprio paese, ciò che conta è lo stesso spirito: la voglia di mettersi in gioco, di migliorarsi e di condividere la passione per la corsa.
Perché siamo noi, atleti, giudici e società, a far girare la grande macchina del running. E solo insieme possiamo farla correre ancora più lontano.
Grazie a Roberto Dalmazi per le tante foto all’arrivo (qui il servizio fotografico)






