Correndo lungo i bordi del Tiburtino Terzo

Il 2 novembre scorso ricorreva l’anniversario della scomparsa di Pier Paolo Pasolini. E ieri, “Correndo al Tiburtino Terzo”, era impossibile non pensare a quanto avrebbe amato questa gara: un frammento di Roma che si concede senza maschere, dove ogni dettaglio diventa racconto.

Alla cassa del Bar Mozart una signora in sedia a rotelle raccoglieva le monete dei caffè presi dai podisti prima dello start.

Una scena sospesa, quasi fuori dal tempo, di quelle che sembrano uscite da un’altra dimensione narrativa. Un’immagine che forse neppure Sorrentino saprebbe incastonare con la stessa naturalezza. Roma, ancora una volta, si mostrava per ciò che è: stratificata, imprevedibile, profondamente autentica.

Durante il riscaldamento su viale Mozart mi sono chiesto quanti ragazzi del quartiere, leggendo quel nome sulle targhe stradali, abbiano provato almeno una volta la curiosità di ascoltare una sinfonia del genio austriaco. Magari fino a desiderare di imparare a suonare uno strumento. Perché anche questo è sport: attraversare luoghi che custodiscono storie, evocano culture, creano connessioni inattese.

“La Corriamo al Tiburtino” è esattamente questo: un attraversamento dentro una città che rifiuta definizioni semplicistiche. Roma non si divide tra “bene” e “male”. Roma va letta, corsa, interpretata. Va respirata con lo stesso passo con cui si cerca il proprio ritmo gara: costante, attento, pronto a captare ciò che accade ai margini, dove spesso si nasconde la sua verità più profonda.

E chi corre a Roma lo sa: non sei un vero podista se non hai mai partecipato alla Corri al Tiburtino.

Perché sì, è bello scattarsi una foto sotto il Colosseo, passare all’ombra del Cupolone o tagliare il traguardo su via delle Terme di Caracalla. Ma prima o poi un runner romano deve conquistarsi un arrivo di periferia — là dove la corsa incrocia la città reale, quella che pulsa, che resiste, che vive.

Il nostro mondo è un motore sociale: un’esplosione di colori che spezza il grigio urbano, accende quartieri, volti, strade. E in certi luoghi, questa energia si amplifica, diventa vibrazione collettiva, movimento.

Ieri, al Tiburtino Terzo, tutto questo si è visto in modo limpido. E chi c’era lo sa: non era solo una gara. Era Roma che si lasciava attraversare.

Tutte le foto della gara

Lucia Mitidieri della ASD Piano ma Arriviamo prima al traguardo
Marco Raffaelli
Appassionato dello sport e di tutte le storie ad esso legate. Maratoneta ormai in pensione continua a correre nuotare pedalare parlare e scrivere spesso il tutto in ordine sparso