Come stai correndo oggi?

Dopo tutto questo tempo senza gare viene spontaneo cercare di capire che dialogo si può instaurare con il nostro sport, con la pancia della corsa come la definirebbe il direttore Daniele Menarini.

Capire dove va il Running è utile a tutti. Grandi brand, organizzatori, allenatori e ovviamente noi appassionati…

Perché si stanno verificando alcune dinamiche che a tratti sono nocive alla salute del podista e altre inclusive per il mondo della corsa.

Basterebbe anche viverlo senza porsi domande, spontaneamente così come viene certo, ma siamo gente a cui piace il confronto perché solo da esso che si impara, ci si conosce e si capisce, eventualmente, dove stiamo sbagliando.

Il fronte della corsa in Italia è spaccato, da un lato della strada c’è un Running che si esprime senza sosta e senza pace, sempre in spinta e sempre performante. Dall’altro c’è un popolo enorme di appassionati che corre per stare bene.

Come sosteneva l’amico Stefano Guerra, tecnico del massaggio sportivo, conoscitore del nostro mondo, il quale dal suo lettino continua ad avere a che fare con clienti che arrivano per massaggi dopo aver fatto allenamenti strazianti, macinato chilometri su chilometri, percorso mezze maratone e oltre.

La sua titubanza è proprio figlia dell’incertezza che stiamo vivendo.

Il suo pensiero è rivolto agli Istruttori e Allenatori di atletica e ai Personal Trainer:

Siamo sicuri che in un periodo come questo di niente di sportivo all’orizzonte e con questi climi faccia bene preparare schede di allenamento cosi dure? Perché se tanto mi dà tanto quando sarà il momento di rientrare in griglia per una gara questi atleti dovranno allenarsi h24?“

Il quesito è più che giustificato, anche perché sappiamo bene che dall’altro lato della strada ci sono quelli che corrono senza conoscere tale approccio.

La scorsa settimana sono stato da Decathlon e nel reparto running c’era un cartellone con una frase che mi ha colpito “corro ogni tanto per stare bene con me stessa”.

Questa è la realtà di chi poi arriverà a correre una maratona ma senza vivere il running come se fosse ogni volta la gara/allenamento della vita.

Io credo che alla lunga il running sarà ancora più rappresentato da due poli antitetici: i “forzati” della corsa, dediti alle prestazioni sui tempi e sulle distanza e dall’altra il “popolo del benessere” con le sue corse salutari a quando e come gli va.

Nel mezzo la “classe media” che si ridurrà di numero perché in parte si sposterà nei due estremi.

In un mondo senza gare credo che la seconda sponda, potrebbe averla vinta in termini di numeri. Ma la questione utile a tutti è come far parlare i due mondi?

Perché diciamo che la “terra di mezzo” è la più appetibile in termini di mercato: composta da gente che passando dal running semplice e basico voleva fare il salto di qualità affidandosi ad abbigliamento e scarpe più tecniche, allenatori, coach, preparatori, dietisti e massaggiatori,

Ovviamente chi corre “basico” non ha nessuna necessità e chi corre forte di queste cose ne ha poco bisogno e tende ad essere self made men… quindi tolte le due sponde della spaccatura del running, il mercato potenzialmente più ricco rischia di contrarsi.

Di conseguenza i grandi brand devono aspettarsi una domanda in flessione oppure diversa come obbiettivi.

Molte volte spendiamo solo per “accessori” utili ma non indispensabili, di questi tempi economicamente instabili sono i primi a cui si rinuncia, come anche alle scarpette in carbonio da 200 euro per gare che non ci saranno…

Il mercato dovrà ridisegnarsi su una mappa dei servizi e prodotti disponibili per il running a costi completamente diversi.

Si abbasserà il costo medio anche per uno sviluppo più marcato dei servizi attraverso internet: consulenze, programmi e diete in maniera semplificata sempre più si vedono venduti in forme di micropagamento in abbonamento con streaming video, piattaforme di discussione private, banche dati a disposizione, ecc..

Come già fanno gratuitamente Polar e Garmin e a pagamento su livelli più professionali Strava, TrainingPeaks e altri.

Nelle grandi città dove resiste il gruppo sportivo e si ha difficoltà a far passare questo nuovo modello di mercato, ma chi corre in provincia e non ha altri runner con cui condividere la sua passione, le prime forme virtuali di vendita dei servizi a supporto di chi corre sono rivolte a loro e sono davvero tanti.

Basti pensare che con una semplice bilancia impedenziometrica chiunque può ottenere dei dettagli al proprio dietista in video call senza problemi, con un’analisi video ti valuta, gli mandi i diari di alimentazione e a distanza con costi contenuti ti dà consigli per una dieta efficace

Business come questi sono da sviluppare adesso.

Dove sta andando il running? Una nuova forma di isolamento che da una parte che agevola il distanziamento richiesto e dall’altro apre nuove prospettive di mercato, in mezzo il bisogno di non farsi male e vivere lo sport come forma di benessere a qualsiasi andatura.

Questo nuovo linguaggio, è rivolto ai grandi brand, allenatori e organizzatori i quali devono capire se sono pronti a recepirlo e a sfruttare le mille opportunità offerte..

Intanto buone corse a tutti, comunque le farete.

Marco Raffaelli

 

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Appassionato dello sport e di tutte le storie ad esso legate. Maratoneta ormai in pensione continua a correre nuotare pedalare parlare e scrivere spesso il tutto in ordine sparso