lunedì, Febbraio 16, 2026
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Cambiare squadra podistica è un po’ come lasciare una casa vissuta

Dopo tantissimi anni, così tanti che ho perso il conto delle maglie sudate e dei traguardi tagliati, ho deciso di cambiare la mia famiglia podistica di riferimento.

Non è stata una scelta leggera, perché staccarsi da un gruppo è un po’ come lasciare la casa dove sei cresciuto: ti porti dietro i ricordi, ma senti che è arrivato il momento di cercare un nuovo orizzonte.

E mai come in questo Natale mi sto rendendo conto di quanto il mondo delle corse sia un grande nucleo familiare. Una rete di persone che a volte si avvicina, a volte si allontana, ma che sa sempre reagire in modo costruttivo quando c’è bisogno di una parola di conforto o di una spinta in salita.

In gruppo, la fatica si dimezza e la gioia si moltiplica. Corri con la consapevolezza di avere accanto chi ti vuole bene davvero, chi comprende i silenzi dopo una giornata storta e chi ti sostiene se le gambe oggi proprio non vogliono girare.

So bene che non esistono famiglie perfette, e la nuova ASD non deve esserlo. Anzi, ho imparato che spesso sono proprio le relazioni più dinamiche, quelle che ti costringono al confronto, a stimolarti a crescere. Sono quei legami che ti spingono a fare quel passo in più che, da solo, non avresti mai il coraggio di fare.

La squadra è una valvola di sfogo, un centro di gravità. È quel luogo dove non è il tuo lavoro, i tuoi problemi o le scadenze: sei solo un podista tra i podisti. La felicità di vivere un gruppo podistico sta tutta qui: nel sapere che, qualunque sia il percorso, non lo percorrerai mai da solo.

Buon Natale e buone corse a chi ha trovato la sua casa, e a chi ha avuto il coraggio di cercarne una nuova.

Marco Raffaelli
Appassionato dello sport e di tutte le storie ad esso legate. Maratoneta ormai in pensione continua a correre nuotare pedalare parlare e scrivere spesso il tutto in ordine sparso