Alice Mangione e quel sogno iridato fuori dal cassetto

Alice Mangione è un’atleta del gruppo sportivo dell’Esercito. Alice si distingue sul campo di gara per la determinazione e, allo stesso tempo, per una grande dolcezza.

Della sua vita forse non tutti conoscono i grandi sacrifici fatti per praticare questo sport a cosi alti livelli.

Siamo andati a conoscere Alice dopo gli importati risultati che le hanno conferito l’accesso alle prossime Olimpiadi di Tokyo.

1. Quando è iniziata la passione e l’incontro con l’atletica?
Ho sempre amato lo sport. Ho iniziato a praticare danza classica ed equitazione sin da bambina. Poi, facendo la corsa campestre nelle gare scolastiche, ho iniziato a muovere i primi passi nel mondo dell’atletica leggera. I miei professori di educazione fisica si sono subito accorti che avevo delle potenzialità e mi hanno indirizzato sulle gare di velocità. Ho, quindi, cominciato ad allenarmi due volte a settimana nella mia città natale (Niscemi – CL), raggiungendo i primi risultati a livello regionale. Purtroppo, non essendoci strutture idonee per allenarsi, mi sono dovuta trasferire a Palermo all’età di 14 anni. Da quel momento ho capito che avevo maturato una pulsione agonistica molto forte e che ero disposta a grandi sacrifici, come allontanarmi dalla mia famiglia, a cui sono molto legata, per inseguire e concretizzare i miei sogni.

2. Quanto è importante l’alimentazione nella tua attività sportiva professionale?
Quando si inizia ad aumentare il livello bisogna curare qualsiasi dettaglio. L’allenamento, il riposo e l’alimentazione sono fondamentali per poter raggiungere dei miglioramenti prestativi. Inoltre, in ogni ambito, non ci si può permettere il lusso di improvvisare: bisogna farsi seguire da professionisti del settore. La mia alimentazione viene curata dal Dottor Francesco Fagnani. Il regime alimentare che ha studiato per me ha risvegliato il mio metabolismo apportandomi benefici sia nella quotidianità che nella vita sportiva.

3. Tokyo 2021, un sogno divenuto realtà. Raccontaci le emozioni della recente qualificazione.
Vincere il titolo mondiale con la staffetta mista è stata un’emozione indescrivibile. E’ il primo titolo che l’Italia vince in questa particolare competizione che, come ho già detto altre volte, ha un grande valore soprattutto per il messaggio positivo che trasmette: l’inclusione di genere nello sport. Tuttavia, non bisogna dimenticare che mancavano alcune nazioni molto forti come Stati Uniti e Jamaica. Quindi bisogna rimanere soddisfatti del risultato, e certamente dell’importante qualifica olimpica ottenuta con questo successo, ma tornare subito con i piedi sulla pista e lavorare ancora più duramente per confermare e migliorare le prestazioni finora raggiunte. Mi piace pensare che questo sia un punto di partenza piuttosto che un punto d’arrivo.

4. La staffetta mista introduce un concetto importante anche in termini di parità di genere in ambito sportivo. Cosa ne pensi e come l’hai vissuta?
La disparità di genere è presente nel mondo praticamente tutti gli ambiti, ed anche nello sport. Basti pensare alla triste vicenda che ha visto protagonista una grandissima campionessa di atletica leggera che, dopo una gravidanza, nonostante i suoi successi sportivi, si era vista proporre una decurtazione del 70% delle entrate da parte del suo sponsor. L’introduzione nel programma olimpico della staffetta mista 4×400 rappresenta senza dubbio una scelta inclusiva per quanto concerne la lotta al divario di genere. Inoltre, a Silesia, la FIDAL ha schierato i suoi atleti più in forma dimostrando di puntare molto su questa nuova formula. Personalmente sono fiera di aver corso questa gara in cui ho avuto quella spinta emozionale in più che mi ha permesso di dare il 110%.

5. Arriviamo a Tokyo. Come immagini questa esperienza e come ti stai preparando?
Nell’atletica bisogna sempre fare delle programmazioni a breve, medio e lungo termine. In questo momento mi sto concentrando per la Coppa Europa a squadre del prossimo 29-30 maggio, dove correrò la gara individuale dei 400 metri piani. C’è tempo per pensare a Tokyo.

6. Un anno importante il 2020 che per te ha segnato l’ingresso nel gruppo sportivo dell’esercito di cui fai parte. Cosa ha rappresentato per te questo passaggio?
Sono entrata a fare parte del Gruppo Sportivo Esercito il 14 gennaio 2021, ma ero loro ospite già da due anni. Mi hanno permesso di allenarmi con serenità e professionalità, trattandomi da subito come una di loro. E’ stata ed è una seconda famiglia per me: hanno sempre creduto in me e farò di tutto per ripagare la loro fiducia.

7. Un messaggio a tutti coloro che corrono a livello amatoriale e che vorrebbero trovare una forte motivazione per andare avanti.
Lo sport è prima di tutto sfida con se stessi. Non importa a quale livello lo si pratichi. L’importante è cercare di migliorarsi sempre e stimolarsi in continuazione. Nella corsa amatoriale, poi, non serve avere chissà quale materiale tecnico o quali particolari infrastrutture: basta un po’ di determinazione e un po’ di costanza ed il gioco è fatto. La locuzione latina di Giovenale “mens sana in corpore sano”, nonostante la sua antichità, è ancora oggi valida. Lo sport ci aiuta a trovare un equilibrio interiore, ne sono certa.

8. Il sogno più grande nel cassetto?
Quello di ogni atleta: partecipare alle olimpiadi. Ci sto lavorando affinché diventi presto realtà!

9. Sport e femminilità: quanto è importante mantenere questo connubio?
E’ un connubio che non si perde mai. La femminilità è una caratteristica molto personale che appartiene a tutte coloro che sentono il bisogno di esternarla. Ognuno la vive come meglio crede. Non penso che una donna in tuta ginnica o in completo da gara sia meno femminile di un’altra con il tailleur. L’importante è essere serene con noi stesse e vivere nella maniera che ci rende felici.

10. Un ringraziamento a...
… Chiara Fierimonte e tutti i giornalisti che, come lei, danno spazio all’atletica leggera e a messaggi sociali importanti. Non finirò mai di ringraziare la mia famiglia per avermi appoggiata e sostenuta in questo mio percorso che mi ha tenuto spesso lontana da loro. Il mio grazie speciale va al mio fidanzato Marco che, anche dalla parte opposta del mondo, non smette mai di starmi vicino e trasmettermi serenità. Infine, ringrazio il Gruppo Sportivo Esercito che ha sempre creduto in me e mi ha permesso di diventare un’atleta professionista.

Chiara Fierimonte
Mamma, runner e scrittrice. Amo la fatica delle lunghe distanze nella corsa. Se siete a Roma mi trovate all’alba sul Lungotevere dove mi alleno nel fascino di questa città. Grazie alla corsa ho imparato a riconoscere e superare i miei limiti, ma su Storie Correnti parleremo soprattutto di voi!