Alessia Zecchini e la sua passione più grande: l’apnea

“Il mare è l’immensa riserva della natura: da lui, per così dire, ebbe origine il globo; e chissà, forse anche con lui avrà fine” ( Jules Verne)

L’uomo da sempre sogna di esplorare scoprire e spesso si perde con la testa tra le nuvole e le stelle, ma per natura ama l’acqua perché corrisponde ad un bisogno del suo subconscio..per ricercare le sue origini

E’ un ritorno e questo ritornare è una forma di sicurezza interiore.

“A volte ci dimentichiamo che siamo arrivati al mondo proprio dall’acqua è il nostro primo elemento, un amore sviscerato, fa parte di noi. Un ricordo ancestrale è quel bisogno di profondità e silenzio, quella voglia innata di trattenere il respiro che ci prende ogni volta di fronte all’acqua “.

Quando ti immergi

“Le pulsazioni rallentano, il corpo svanisce, ogni sensazione galleggia dentro nuove forme. Resta soltanto l’anima. Un lungo tuffo nell’anima che sembra assorbire l’universo”.

Provate ad immaginare, trattenete il respiro e tuffatevi ancor prima di toccare l’acqua così in apnea per fare un viaggio all’indietro, a testa in giù nel mare, in verticale..ora prendetevi una pausa di sospensione,

Dimenticatevi di respirare e lasciatevi accompagnare così come fanno le onde del mare da Alessia Zecchini considerata la donna più profonda al mondo “ la regina degli abissi”.

Apneista, romana,  28 anni, pluridecorata in varie specialità di discesa nel profondo blu.

Occhi azzurro cielo e una passione irresistibile per l’acqua.

Rappresenta nel mondo della discesa in apnea in assetto costante monopinna e dinamica con attrezzi ( Bipinne) la nostra bandiera italiana nel mondo.

Alessia Zecchini detiene il titolo di recordwoman  con una discesa a – 113 metri col tempo di 3 minuti e 55 in Honduras a Roatan il 7 agosto del 2019.

Tra i suoi vari successi :

•Medaglia d’oro al valore atletico

•Premio CONI LAZIO 2014, “Miglior Atleta dell’anno”

•Miglior Atleta di Federazione Sport Awards

Il Corpo delle Capitanerie di Porto Guardia Costiera le ha attribuito il Tridente d’Oro per le attività sportive ed esplorative.

Alessia quando hai scoperto di avere la passione per le immersioni?

Ho scoperto l’apnea all’età di 11 anni quando negli ultimi due brevetti alla scuola nuoto dovevo fare una vasca sott’acqua. Mi sono accorta di quanto fosse bello trattenere il respiro e quanto fosse già grande dentro di me la sfida di scendere ogni volta 1 metro in più.

A 13 anni, mentre ero in vacanza al mare tra tuffi e nuotate, ho deciso di fare un corso di apnea e niente me ne sono innamorata così tanto da non saltare mai un allenamento. A 14 anni ho invece scoperto di non poter gareggiare almeno fino al compimento dei 18 anni nella massima categoria. Ho aspettato facendo contemporaneamente anche pallavolo. A 17 anni mi sono iscritta in una scuola di nuoto pinnato fino ad arrivare ai mei tanto attesi 18 anni per gareggiare finalmente nel campionato italiano. Vincendo così  due medaglie d’argento tra successi ed insuccessi nelle varie competizioni internazionali.

Quando hai capito che potevi spingerti oltre?

L’ho capito fin dall’inizio mi ha entusiasmato il fatto di cercare di conoscermi meglio e di poter migliorare qualcosa cercando di poter raggiungere ogni volta un pezzettino in più, inizialmente in piscina, poi alla scoperta del mare fino all’oceano che è ancora per me nuova, nonostante abbia raggiunto i 113 metri, ne resto sempre affascinata.

Quanti e quali allenamenti fai per poter migliorare la tua prestazione?

Mi alleno tutti i giorni 3 ore 3 ore e mezza al giorno tra allenamenti di forza e resistenza in palestra a corpo libero, esercizi aerobici con bike, roller blade e bicicletta all’aria aperta. 1 ora e mezza 2 anche in acqua con esercizi di nuoto pinnato e apnea ipercapnica per distanze brevi e breve recupero e velocità sia sopra che sott’acqua. In prossimità delle competizioni si fanno esercizi di respirazione e controllo della visualizzazione dal punto di vista mentale.

Su cosa stai lavorando ora?

Sul Vertical Blu che si terrà alle Bahamas a giugno e poi ad ottobre quando ci sarà il mondiale in Turchia a Kas sperando sempre che si facciano e che tutto vada per il verso giusto.

Quante domande si fa un apneista prima di immergersi? E qual’è la paura più grande?

Ascolto le mie emozioni prima che prendano il sopravvento cercando di ritornare subito ad una situazione di calma, di tranquillità di pensare che tuffarmi e andare sotto è una cosa che ho già fatto tante volte. Tornare ad uno state of mind e godermi il tuffo più che posso.

La paura non c’è o diciamo solo quella di fare errori ma non certo quella di morire, non faccio questo sport perché voglio rischiare è tutto fatto in totale sicurezza. La paura è completamente gestibile se la si riconosce in tempo, per i tuffi in apnea bisogna essere molto lucidi.

Quali sensazioni può lasciare addosso un viaggio in verticale e cosa si prova quando si apre quella “finestra” e ci si tuffa?

Si è un viaggio si è concentrati completamente al 100% . Prima di ogni tuffo sono focalizzata sul mio respiro senza che nessun pensiero possa distrarmi. Durante l’immersione sei in questo stato di flow in cui il blu del mare ti avvolge e ti porta sempre più in profondità finché non stacchi il cartellino.

È così bello poter godere di quell’immensità, davanti ai tuoi occhi un mare lisergico, fluttuante, nel quale lo statuto di realtà è incerto. La luce è lenta  ti senti parte di un abisso psichedelico un blu che piano piano schiarisce in risalita  mentre senti addosso l’acqua che ti accompagna metro dopo metro, ti senti sospesa, ed infine la gioia mentre il mare ti ringrazia, e tu ringrazi lui per quello che ti ha donato.

Sei sola quando scendi, hai dei supporti oltre la corda che è sempre al tuo fianco?

Immagino il silenzio e il cuore che parla e quella voglia irrefrenabile di ritrovare se stessi e di scendere sempre di più è così che si può descrivere un viaggio a testa in giù?

Quando scendiamo siamo soli abbiamo il linyard che è un cavetto d’acciaio che ci tiene vincolati alla cima davanti a noi mantendo la verticale che ci permette appunto di scendere in verticale. Quando risaliamo poi abbiamo degli apneisti che ci vengono incontro per aiutarci in caso di difficoltà negli ultimi metri e da qualche anno abbiamo anche un drone nelle gare più importanti che ci segue per tutto il viaggio il quale manda in diretta streaming le nostre immagini sulle piattaforme multimediali.

Si c’è il silenzio e nessun limite di spazio ma c’è anche la voglia di divertirsi è un impegno costante è un viaggio che porterai con te per sempre metro dopo metro. È l’instante magico in cui i miei occhi si sono aperti nel mare che non mi è stato più possibile vedere, pensare, vivere come prima.

Quali progetti hai per il futuro?

Continuare a migliorarmi, a divertirmi ad avere una famiglia con il mio ragazzo e magari prima o poi Olimpiadi sarebbe un sogno, difficile e lontano, ma pur sempre un sogno, bisogna continuare a sognare no?

Hai qualche consiglio da dare a chi vorrebbe avvicinarsi a questo sport?

Prima di tutto fare un corso di apnea perché in questo sport è fondamentale avere le nozioni principali per poter essere in sicurezza per non mettere a repentaglio ne la nostra vita ne quella degli altri. E per chi volesse solo provare consiglio di iniziare al mare con un paio di pinnette da snorkeling  boccaglio e via sott’acqua a respirare e a guardare lo splendido mondo marino

Hai un motto, una frase o un libro che preferisci che ti ha accompagnato  e che in qualche modo porti sempre con te?

Never give up e follow your dreams perché      non bisogna mollare mai c’è bisogno di sognare e di continuare a sognare nella vita per poter essere vivi e felici .

“Quando raggiungi un limite ti rendi subito conto che non è un punto di arrivo, non è invalicabile, ma è solo una porta che dovrai aprire per continuare in un percorso che seguirà.”

Grazie Alessia per averci fatto trattenere il respiro e immergere, almeno per qualche minuto, nell’infinito blu dipinto di blu.

Dominga Scalisi