Al “Tiburtino” (Correre in periferia…)

Dopo Ravenna, mi sono subito iscritto alla Corri Libera – Line 5K, con la chiara intenzione di metterci in mezzo un fine settimana in pigro dolce far niente, invece, come al solito, scatta il segnale contrario. Il “Tiburtino s’ha da fare.

Forse ci siamo troppo abituati a correre nel centro di Roma che siamo diventati un po’ troppo pretenziosi rispetto alle gare negli altri quadranti della nostra città. È chiaro che il Tiburtino non è il tour del Colosseo, ma una zona, dirimpetto a Santa Maria del Soccorso (segnata da un bel murales dedicato a Pasolini ed ai fratelli Citti), che non merita di restare sempre in serie B.

La colpa è della “revisione” degli anni ’70 con la costruzione di condomini, per i quali il progettista andrebbe fucilato alla memoria. Delle scatole in cemento armato e pannelli prefabbricati, con poche finestre e senza uno straccio di balconi, contraddistinguono tristemente questa borgata. Una situazione che rende quasi giustificato l’inevitabile degrado, dato il contesto di partenza. Buffo il controcanto con la toponomastica, laddove accanto a Mozart, Togliatti, Sacco e Vanzetti, troviamo Via della Vanga e Via del Badile…

Ed è proprio qui che la nostra presenza, in una gara ormai “storica”, attribuisce un significato di “inclusione”, almeno sotto l’aspetto podistico. Il percorso non è facile e tutt’altro che piatto ma può fornire un buon test, sulla tenuta delle gambe, per esempio in vista della Maratona di Firenze.

In una giornata bella (e ragionevolmente calda), a dispetto di previsioni che davano un cielo senza traccia di raggi solari, si ritrova il nostro “circo”. Ecco, per esempio, Peppe Minici e un redivivo Ferdy (sodaledelle cricetate a San Francesco). Poi, chiaramente, i compagni di squadra: Enzino, il Battisti (il campione e non è un modo di dire), Frazzini, Maria Laura, nonché quelli con i quali – nell’ambito del tapascionismo più conclamato – abbiamo condiviso qualche tratto: Paoletto, il Verduchi (e consorte), Sanda …

Ad un certo punto mi sono trovato solo ed ho dedicato un pensiero alla mia figliuola.

Ieri. Il momento in cui mi sono laureato. Avevo solo pochi punti fermi: pregavo di non dover lavorare nel negozio dei miei, sapevo scrivere benino, bazzicavo le nuove tecnologie informatiche, mi piacevano le donne e poco altro. I miei, nella loro ingenuità, erano convinti che, conseguito il titolo, avrei avuto l’imbarazzo della scelta del posto di lavoro mentre, in realtà, stavo ricomponendo i piccoli pezzi di cui ero costituito, nonostante l’apparenza di “normalità”.

Oggi. Pipa è in procinto di laurearsi ed io mi rivedo in uno specchio che rimanda indietro l’immagine di una versione 5.0: migliore in tutto, al netto degli aspetti problematici trasmessi con il DNA. Per lei, che si è dovuta ingegnare anche per superare difficoltà d’ordine statistico (sa fare i “calcoli”, ma con i numeri è meglio lasciare perdere), si affaccia un roseo avvenire in cui potrà scegliere ogni strada, tra i tanti che già se la contendono.

Fortificato da questo pensiero, inizio ad accelerare per sublimare nello sforzo un evidente viatico.

Gran finale, con il ristoro per il quale va la mia predilezione per la mortadella appena tagliata (ne parleremo anche in un’altra occasione), cifra stilistica di “Corriamo al Tiburtino”. Menzione particolare va al sottofondo musicale con i tradizionali brani della romanità. All’inizio pensavo che fosse una bizzarra idea dell’addetto al mixer finché non realizzo della realità di un cantore con una voce da far invidia a Lando Fiorini. Un plauso agli organizzatori.

Alle brutte persone che ho conosciuto da vicino. Non simpara mai abbastanza, ma qualcosa s’impara.

Mr Farronato
Mr. Farronato Podista e scrittore. La corsa mi serve per superare i limiti dell’ordinario mentre, scrivendo, supero quelli dello straordinario. Potete trovarmi – sotto falso nome – nelle gare della nostra bella capitale e, soprattutto, alle maratone. La corsa è la soglia del crepuscolo che si affaccia su un mondo diverso.