La prossima estate forse correrò senza di lei

Nei giorni scorsi, complice una settimana di ferie, sono tornato a correre al mare. Proprio su quella stessa pista ciclabile dove, due anni fa, ho iniziato a correre con lei nel passeggino.

Aveva circa dieci mesi e, almeno nelle prime uscite, la tenevo “faccia a papà”. Volevo che avesse davanti agli occhi qualcosa di conosciuto, un riferimento rassicurante mentre cominciavamo questa nostra strana avventura fatta di corse all’alba e chilometri insieme.

Io correvo e lei, semplicemente, stava lì con me. Mentre il sole cominciava a spuntare all’orizzonte.Con il tempo, un po’ alla volta, siamo diventati una squadra.

Roma, il Colosseo, l’aria ancora fresca del mattino e tutte le persone incontrate durante la corsa. Molti ormai sorridono quando ci vedono arrivare, qualcuno ci saluta.

Ma mentre io sono lì a spingere, qualche volta anche con il fiatone, la vera protagonista è sempre lei. Comodamente seduta nel suo passeggino, con gli occhiali da sole rosa da vera diva.

Ogni tanto una pennichella, ogni tanto qualcosa da sgranocchiare. Mica male essere la passeggera. Questa volta, però, tornando su quella pista, mi è venuto un pensiero che non avevo previsto.

Mi sono chiesto se la prossima estate correremo ancora qui insieme. Perché il tempo passa. Lei cresce. E insieme a lei cresce anche il peso da spingere.

Certo, ho sempre saputo che prima o poi sarebbe arrivato il momento in cui il passeggino non sarebbe più stato il nostro mezzo per correre. Semplicemente perché lei sarebbe diventata troppo grande.

E chissà, forse già dalla prossima estate percorrerò questa stessa pista da solo. È stata una possibilità strana da immaginare.

Non perché ci mancheranno i chilometri insieme. A Roma ne abbiamo ancora tantissimi davanti e continueremo a correre finché sarà possibile.

E al mare ci sarà comunque la bicicletta, con lei seduta nel seggiolino posteriore e io davanti, come abbiamo già fatto tante volte. Una volta si è persino addormentata anche lì.

Ma il passeggino, in questi due anni, è diventato una specie di compagno di viaggio. E soprattutto è diventato il nostro modo di stare insieme mentre io faccio una cosa che amo.

Forse è proprio questo che mi mancherà. Allungare lo sguardo durante una corsa e trovarla addormentata.

I suoi occhiali da sole da diva. I sorrisi delle persone che ci incrociano.

Quel piccolo saluto che ormai sembra quasi parte del percorso. Il “drin drin” del campanello che ho montato sul passeggino per farci sentire quando c’è un po’ troppa gente.

Mi mancheranno persino quei chilometri in cui, oltre alle gambe, dovevo spingere qualche chilo in più. Ma è normale che sia così.

Le cose belle cambiano proprio perché i bambini crescono. E mentre pensavo a una prossima estate in cui forse correrò su questa pista senza di lei, mi sono reso conto che non stavo pensando alla fine di qualcosa.

Stavo pensando a quanto è stato bello averlo vissuto.

Insieme.

Perché questa pista, per me, ormai non è soltanto una pista ciclabile. È quella delle nostre prime corse insieme. Tra sole, palme e sorrisi della gente, ogni volta siamo stati semplicemente papà e figlia. Prima su quattro e poi su tre ruote, a scoprire quanto potevamo andare lontano insieme.

Ci sarà la bicicletta, certo.

Io davanti e lei dietro, fino a quando non sarà lei a essere in grado di correre al mio fianco con la sua. Il passeggino resterà da qualche parte a casa, probabilmente impolverato.

E quella bambina di dieci mesi sarà ormai un ricordo lontano. Ma quando passeremo da questa pista, in un modo o nell’altro, io saprò che qui è cominciata una delle nostre piccole grandi avventure.

E forse sorriderò pensando anche a chi, in qualche occasione, mi ha guardato strano. Magari anche un po’ storto.

Mentre io facevo orgogliosamente e felicemente fatica per tutti e due.

-Roberto Cespi Polisani