sabato, Maggio 2, 2026
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Le gambe del giorno dopo

Foto - Francesca Soli

Le gambe del giorno dopo una maratona non sono mai solo gambe ma sono qualcosa di mistico e quasi trascendentale, qualcosa che ti attraversa e ti cambia senza chiedere il permesso.

Le gambe del giorno dopo una maratona sono memoria, sono conto da pagare, sono orgoglio che pulsa sotto pelle anche se fanno male, sono la prova silenziosa che hai fatto qualcosa che pochi hanno il coraggio di fare.

Le gambe del giorno dopo una maratona sono subdole, perché a volte ti svegli e quasi non ti accorgi di quanto fatto il giorno prima. Scendi dal letto, fai due passi, e pensi: “Tutto qui?”, come se quei 42 chilometri e 195 metri fossero stati solo un sogno bello, lontano, già sfumato , come se non fossi stato davvero tu a viverli.

A volte, invece, è tutto completamente differente, e basta provare un attimo a piegare le ginocchia per capire subito come andrà la giornata, con le scale che diventano una vera e propria trattativa in cui devi capire se sarà o meno una lenta discesa verso la resa e tu, sotto sotto, sai già che ogni gradino sarà una piccola vendetta, una fitta che ti riporta esattamente lì, dentro la fatica, dentro la verità di quella corsa.

Le gambe del giorno dopo una maratona ti fanno sorridere e imprecare nello stesso istante perché, mentre fanno male, raccontano ogni passo, ogni dubbio, ogni momento in cui volevi fermarti ma non l’hai fatto, ogni battito in cui hai deciso di non arrenderti.

Le gambe del giorno dopo una maratona sono gambe che ti ricordano perché lo fai, che ti ricordano come non è mai solo correre ma è anche resistere, scegliersi, arrivare, gioire e toccare una parte di te che nella vita di tutti i giorni resta nascosta.

Ed in fondo in fondo lo sai già che, mentre scendi quelle scale maledicendo il giorno in cui ti sei iscritto, non appena torneranno a stare bene, se non prima, ricomincerai subito a pensare alla prossima maratona, perché la verità è che non sei tu a scegliere lei ma è lei che, ogni volta, torna a sceglierti.

Roberto Cespi Polisiani

Foto – Francesca Soli