sabato, Aprile 18, 2026
Home Vite Un fine settimana a Torino in famiglia

Un fine settimana a Torino in famiglia

L’idea di un fine settimana a Torino è nata quasi per caso, quando Shady ci ha chiesto se potevamo trascorrere qualche giorno di vacanza insieme.

Da quando è uscito dalla casa famiglia e vive con un suo coetaneo in un appartamento nel quartiere San Giovanni, a Roma, il suo tempo libero è diventato più difficile da organizzare. Lavora, come molti dei suoi amici, e incastrare giorni e orari non è semplice. Così, quando è arrivata la proposta, abbiamo capito subito che non si trattava soltanto di una gita.

Il nostro progetto di solidarietà familiare, iniziato cinque anni fa al Borgo Ragazzi Don Bosco, è cambiato molte volte nel tempo. Con Shady ha preso forme diverse, seguendo i suoi bisogni, le sue scoperte, le sue paure e anche le nostre vite quotidiane. È un percorso che cresce insieme alle persone che lo attraversano.

Per questo abbiamo accettato volentieri. Torino era una città che lui non aveva mai visto. Per noi, invece, era un ritorno dopo tanto tempo.

La solidarietà familiare è uno dei tanti modi in cui il volontariato diventa cittadinanza attiva. Significa scegliere di aprire uno spazio della propria vita a un ragazzo o a una ragazza seguiti dai servizi sociali. Non sostituirsi a una famiglia, ma diventare una presenza in più: stabile, accogliente, disponibile.

Nel nostro caso tutto è iniziato quando Shady aveva sedici anni e viveva ancora in casa famiglia. Aveva espresso un desiderio semplice e profondissimo: avere accanto, oltre alla cura e alla professionalità della struttura che lo aveva accolto al Borgo, anche una famiglia di riferimento.

Così è cominciato il nostro cammino insieme.

Shady ha continuato a vivere nella casa famiglia, ma poco alla volta siamo diventati un punto di riferimento nuovo nella sua vita. Un luogo dove tornare, parlare, ridere, discutere, fare domande. Uno spazio normale, e proprio per questo prezioso, dentro l’età complicata dell’adolescenza.

Molti dei ragazzi seguiti dai servizi nelle grandi città arrivano da mondi lontani.

Lontani non solo per geografia.

Sono bambini e adolescenti che, per periodi più o meno lunghi, vengono allontanati dalle loro famiglie perché queste non riescono a garantire loro una crescita serena. Mancano a volte la stabilità, l’affetto, quelle relazioni quotidiane che permettono a un ragazzo di costruire il proprio carattere e il proprio posto nel mondo.

Ogni progetto di affido — o, come nel nostro caso, di solidarietà familiare — nasce però con uno sguardo rivolto al futuro: creare le condizioni perché, quando sarà possibile, il ragazzo o la ragazza possa ritrovare il proprio percorso, anche nella famiglia di origine.

Il viaggio a Torino è nato dentro questa storia.

Volevamo semplicemente passare qualche giorno insieme, come fa una famiglia. Ma c’era anche un piccolo desiderio simbolico: visitare il Museo Egizio. In fondo, attraversare le sale di quel museo significava avvicinarci un po’ alla terra da cui Shady è partito. Quasi un modo per accompagnarlo, almeno con l’immaginazione, verso quel viaggio di ritorno in Egitto che un giorno speriamo di fare davvero.

I bisogni di un adolescente straniero non sono poi così diversi da quelli dei nostri ragazzi: la scuola, gli esami, il lavoro che inizia, l’entusiasmo e allo stesso tempo l’incertezza che accompagna l’ingresso nella maggiore età.

In questi passaggi una famiglia di riferimento può diventare un appiglio. Un gancio che aiuta a non sentirsi soli mentre si attraversano momenti nuovi e, a volte, difficili.

Nel nostro percorso ci sono stati tanti piccoli traguardi: l’esame di terza media, il primo lavoro, il primo bonifico inviato alla famiglia in Egitto dopo aver compiuto diciotto anni.

E poi tutto il resto, che forse conta ancora di più: i Natali insieme, le feste di compleanno, qualche vacanza improvvisata, o semplicemente le cene a casa a raccontarci com’è andata la giornata.

Oggi Shady sta costruendo la sua strada. Sta imparando a districarsi tra burocrazia, documenti, contratti di lavoro. Sta scoprendo che l’Italia non è la promessa un po’ irreale che spesso appare sui social dall’altra parte del Mediterraneo.

È piuttosto un Paese in cui si vive davvero solo dentro le relazioni che si riescono a costruire.

Perché oltre ogni miraggio economico — l’ultimo iPhone, una casa perfetta — quello che conta davvero sono le persone con cui condividere la vita.

Persone con cui imparare, giorno dopo giorno, il senso dell’accoglienza e dell’inclusione.

Un gesto reciproco, semplice e concreto, che non cambia il mondo con un miracolo, ma può renderlo un po’ meno complicato.

Marco Raffaelli
Appassionato dello sport e di tutte le storie ad esso legate. Maratoneta ormai in pensione continua a correre nuotare pedalare parlare e scrivere spesso il tutto in ordine sparso