lunedì, Giugno 1, 2026
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In fondo corriamo per questo. Anche alla Roma Ostia.

Allora, se vi piace la Roma Ostia potete leggere questo post. Se non vi piace… magari dopo vi piacerà un po’ di più.

Detto ciò, ripassiamo i fondamentali — come facciamo da oltre vent’anni.

È veloce, ma non è piatta. Corri verso il mare, ma lo vedi solo alla fine, con la medaglia al collo.

Se parti a palla, la paghi a tre chilometri dall’arrivo. (Ma tanto nessuno segue ‘sto suggerimento.)

Il vento fa come gli pare. Alcuni anni spinge da dietro, altri ti sbatte in faccia, altre volte vai di bolina. Fatto sta che al 18° km non ci avrai capito una fava, pure se hai preso la patente con il Moro di Venezia.

La salita del “Fabulus” inizia intorno al decimo chilometro. E non si chiama così solo per l’omonimo campeggio, ma per le imprecazioni “favolose”, “fantastiche”, “fiabesche” che tirerai giù alla fine della pettata.

Considerando che il meteo è più instabile il giorno della Roma Ostia che in un pomeriggio di maggio a Reykjavík, qualsiasi tipo di abbigliamento tu abbia deciso di indossare sarà troppo pesante o troppo leggero. Quindi è inutile intasare la chat della squadra con domande tipo: “Tu che cosa ti metti?”

Ricordati una cosa fondamentale: dopo la gara devi tornare a casa.

La settimana l’hai stai passando studiando ogni possibile soluzione — treno, auto di servizio di un parente a caso, correre pure al ritorno — perché ciò che conta davvero è tornare in tempo per il pranzo di mamma.

In fondo corriamo per questo. Anche alla Roma Ostia.