martedì, Aprile 21, 2026
Home Divag-azioni correnti Lo specchio del Maratoneta a Roma

Lo specchio del Maratoneta a Roma

Indubbiamente, nell’organizzazione della Maratona di Roma, qualcuno conosce abbastanza bene i rudimenti del marketing da creare quella giusta aspettativa di un evento.

E la maratona di Roma ha tutto il diritto di esserlo.

Certo, costui è carente in storia. Come già rilevai dovrebbero spiegargli che i soldati romani potevano essere chiamati, almeno a spanne, come “legionari” ma mai “gladiatori”. Questi ultimi erano prigionieri di guerra (o persone che non hanno potuto pagare i debiti) che scontavano le loro colpe combattendo nelle arene. I legionari, in quanto parte costituenti la legione, erano i soldati semplici.

Detto ciò, il clima di attesa per l’occasione in avvicinamento, si arricchisce con la presentazione del “retro” della medaglia. Una superficie riflettente, con scritto “be proud”.

L’idea, neppure male, è quella di specchiarsi, dopo la fatica, e nelle sembianze più o meno disfatte, vedere un individuo “fiero” di avercela fatta. Qualcosa, però, mi frullava dentro, un elemento che non trovava la giusta collocazione.

Finché, nei commenti (di segno contrapposto), V. Lenzi, colma il mio deficit (ri)cognitivo. Si tratta della stessa identica soluzione assunta dallo sceneggiatore del film “King Fu Panda”. Ricorderete che il premio per il Guerriero Dragone è la conoscibilità del contenuto della “Pergamena del Dragone”, cioè il segreto ultimo del Kung Fu.

La Pergamena, però, non conteneva nulla, se non una superficie riflettente in cui il lettore vedeva solo sé stesso. È lui il segreto. La tecnica segreta del King Fu è la persona, perché ognuno – dentro di sé – deve trovare ciò che non può essere insegnato perché connaturato al raggiungimento della saggezza individuale che, per ognuno, è frutto di un percorso diverso. Del resto, la tecnica può creare un buon guerriero ma nessuna tecnica è in grado di trasformarlo in un eroe. Ciò deriva dall’interno e non dall’esterno.

Esattamente – cambiando i fattori – quello che avviene in una maratona. Si può essere più o meno preparati, ma arrivare (bene) richiede qualcosa in più. I maratoneti lo sanno, i non maratoneti lo imparano disputandola. Nessuna frase può fare acquisire a questi ultimi un’esperienza che non possono avere gli strumenti per comprenderla realmente.

Sotto questo versante, seppur l’idea non sia nuova di conio, funziona bene anche nel nostro contesto podistico. Quello che non funziona affatto è sempre questa nostra soggezione all’anglofilia. Che c’entra “Be proud”, con la storia di Roma?

Ancora una volta siamo succubi del dominio culturale altrui, quando c’erano soluzioni perfettamente utilizzabili. In cinque minuti ho trovato due varianti, in latino, corrispondenti alla frase “Orgoglioso alla fine (o al traguardo)”, ossia Superbus ad finem ovvero Superbus ad metam.

E chi se ne frega se chi parla solo inglese non capirebbe … parafrasando altri … Questa è Roma!!!

 

Mr Farronato
Mr. Farronato Podista e scrittore. La corsa mi serve per superare i limiti dell’ordinario mentre, scrivendo, supero quelli dello straordinario. Potete trovarmi – sotto falso nome – nelle gare della nostra bella capitale e, soprattutto, alle maratone. La corsa è la soglia del crepuscolo che si affaccia su un mondo diverso.