Dietro a una gara podistica di 10 chilometri può nascondersi un percorso lungo e tortuoso, fatto non di salite e discese, ma di carte bollate, permessi e regole da rispettare.
È la storia di un organizzatore che, spinto dall’amore per lo sport e dal desiderio di dare qualcosa alla propria comunità, si è trovato a combattere non con il cronometro ma con la burocrazia.
Ambulanze da garantire, scooter di fine gara, bagni chimici, piani di sicurezza dettagliati, chiusure stradali concordate con più enti: ogni dettaglio è diventato un ostacolo.
«Non avrei mai immaginato tanta burocrazia», confessa, quasi pentendosi di averci provato.
Eppure non si è arreso. Ha chiesto la chiusura totale delle strade per garantire sicurezza agli atleti, coinvolgendo due comuni e affrontando costi che sfiorano i tremila euro.
Un impegno enorme, soprattutto se si pensa che non c’è alcun guadagno dietro, ma soltanto passione. Quella stessa passione che spinge a immaginare centinaia di persone correre insieme, condividendo la fatica e la gioia di una giornata diversa.
«Spero solo che ci siano almeno 400 iscritti – dice – così ne sarà valsa la pena».
Organizzare una gara amatoriale oggi significa assumersi responsabilità da professionisti: rispettare norme, garantire sicurezza, coordinare volontari e istituzioni. È un lavoro silenzioso e spesso ingrato, ma che ha un valore sociale enorme: porta vita nelle strade, unisce paesi, crea comunità.
E così, tra ansia e orgoglio, resta un filo di emozione: perché anche se la burocrazia fa venire da piangere, sarà il sorriso dei partecipanti al traguardo a dare senso a tutto.




