Ieri ho avuto la fortuna di ascoltare una lezione del Professor Gabriele Ghisellini, astrofisico e docente all’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Parlava di tempo e di viaggi nel tempo, ma non con l’occhio della fantascienza: piuttosto con quello di chi si chiede davvero cosa sia, questo misterioso flusso che scandisce le nostre vite.
A un certo punto ha citato una frase, trovata scritta in un bagno del Texas:
“Il tempo è il modo in cui Dio — o la natura, se preferite — ha inventato per impedire che le cose accadano tutte insieme.”
Un’immagine potentissima: il tempo come grande separatore, il confine che dà forma agli eventi.
E subito ho pensato alla corsa. Perché senza tempo, una maratona non esisterebbe davvero. Non ci sarebbe un primo né un ultimo, non ci sarebbe attesa né arrivo. Tutte le emozioni, le fatiche, i sorrisi, le sconfitte e i riscatti si consumerebbero in un unico istante indistinto.
È il tempo a dare senso al viaggio. È lui che trasforma i chilometri in tappe, la fatica in crescita, il traguardo in liberazione.
La prossima volta che sarete sulla linea di partenza, pronti a premere il tasto start del vostro cronometro, ricordatevi di questo: non state solo misurando i minuti, state entrando in quella dimensione speciale dove ogni passo ha un prima e un dopo, e dove il tempo, finalmente, diventa vostro compagno di corsa.





