venerdì, Maggio 1, 2026
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Alcuni allenamenti estivi andrebbero vietati

“Questa volta sarà diverso.”

È stato il primo pensiero davanti all’idea di allenarti lungo la strada che porta alla spiaggia dove famiglia e amici avevano deciso di passare la giornata.

Forte dell’esperienza maturata nel 2024, quando applicasti con convinzione la tecnica nota come “abbandono podistico estivo”, decidi di partire da casa: le colline del borgo di Magomadas, in provincia di Oristano. Davanti a te, 18 km fino alla spiaggia di Confurtittu — nome che, come tanti altri in Sardegna, meriterebbe un articolo a parte solo per la fonetica.

La strategia è semplice quanto essenziale: partire di buon’ora, superare Bosa e prendere la famosa strada provinciale che porta ad Alghero.

«Facile, pulito, podisticamente costruttivo», avevi confidato la sera prima. Come al solito, tra amici e parenti nessuno risponde. Qualcuno alza gli occhi al cielo, altri si limitano a ricordarti l’importanza di portare con te il telefono, l’acqua, i sali minerali… «Non sei più un ragazzino», si è sentito dai sedili posteriori dell’auto che, a notte fonda, ci riportava a casa.

Ma come sempre, sordo ai consigli più saggi, eccoti in marcia sulla provinciale 49. Una strada panoramica che ti ha conquistato per la somiglianza con quella che abbraccia la costa orientale dell’Isola d’Elba — dove tra poco più di un mese affronterai il mezzo Ironman dell’Elbaman.

Secondo le tue personalissime pratiche di allenamento, non avendo portato la bici da strada in vacanza, hai deciso che correre su quelle stesse pendenze, tra tornanti e panorami mozzafiato, ti avrebbe messo in pace con la coscienza. E magari anche con il carico chilometrico richiesto dalla seconda frazione: 90 km e 1.400 m D+.

Quante cazzate ci raccontiamo per giustificare le nostre nefandezze podistiche.

Ad ogni modo, eccoti lì: sulle salite di una purezza sarda incontaminata, senza supporto, senza stimoli. Solo con la consapevolezza che su quelle curve si girano la maggior parte delle pubblicità di auto sportive. Ma serve a poco: tu non sei un’auto. E al 16° chilometro non sei neanche più sportivo.

Diversamente dallo scorso anno, lungo il percorso non trovi nessuno a metterti in guardia. Nemmeno un cane pastore a intimarti di tornare indietro. Cocciuto come un somaro delle campagne di Tresnuraghes, arrivi alla cima dell’ultima salita, provi a orientarti, ma di spiagge nemmeno l’ombra. Poi, da lontano, sulla sommità di un promontorio, riconosci la tua auto parcheggiata.

Sul telefono trovi un messaggio:

«Attento al sentiero per scendere in spiaggia. Non fare cazzate che sarai sicuramente sfinito. Noi non ti veniamo di certo a recuperare.»

Correre d’estate nei luoghi di villeggiatura andrebbe vietato. O meglio: andrebbe vietato a chi crede che la strada sia sempre un’amica. Per certe cariatidi del podismo, basterebbero una sdraio, un buon libro e un albergo a gestione familiare. A pensione completa.

Buone vacanze, qualsiasi esse siano.

 

 

Marco Raffaelli
Appassionato dello sport e di tutte le storie ad esso legate. Maratoneta ormai in pensione continua a correre nuotare pedalare parlare e scrivere spesso il tutto in ordine sparso