All’inizio di luglio, Roma – insieme a gran parte del Centro-Sud e a diverse zone d’Europa – è finita sotto un’ondata di calore che ha stracciato ogni media stagionale: in città abbiamo toccato e superato i 40 °C. Il colpevole? L’anticiclone subtropicale africano, un mastodontico cuneo di alta pressione che ha portato aria arroventata e sbarrato la strada a ogni brezza rinfrescante. I climatologi avvertono: fenomeni di questo tipo diventeranno sempre più frequenti, e le città dovranno imparare a convivere con il caldo estremo, proteggendo chi lavora all’aperto, chi vive in quartieri meno ventilati… e persino i podisti più tenaci.
E voi, come vi difendete dal caldo?
Di certo io con temperature sopra i 28 °C non metto nemmeno un piede fuori casa.
Correre d’estate? Una sfida persa in partenza. E già d’inverno non brillo per stile o tempi, figurarsi con il termometro che sfiora e a volte supera i 30 gradi già alle 7 del mattino.
A ogni grado in più, il mio corpo dichiara guerra: la respirazione affonda, il passo si fa pesante, la resistenza svanisce e l’idratazione diventa un miraggio. Anche la passeggiata sotto casa, con questo caldo, sembra una maratona…
Non capisco come facciano quelli che corrono a ogni ora, col mercurio oltre i 28 °C. Un pizzico di invidia ce l’ho: poi a gennaio, con 3 °C, ti staccano di 20 minuti sulla mezza!
Insomma, confesso: tra giugno e settembre sono un eterno insoddisfatto. Conosco i miei limiti, li sento già alle prime luci dell’alba – sudando come se avessi corso sotto un sole cocente, anche prima del caffè. Abbiate pazienza: tornerò a tremare – ma solo al traguardo, quando il sole sarà già alto in cielo.




