Quando la domenica mattina usciamo a correre per le strade della città, il tempo assume un significato nuovo.
Diventa un bisogno, una necessità, proprio come la corsa stessa.
Ci piace raccontarci delle cose di casa, del lavoro e dei genitori che invecchiano, scambiando pensieri che nascono dal quotidiano.
I figli sono spesso al centro delle nostre conversazioni; è grazie a loro che ci rendiamo conto di quanto il tempo scorra veloce. Così affrontiamo la fatica con parole semplici, intime, se vogliamo.
Ci sono giorni in cui uno di noi inizia a sfogarsi e non smette fino allo stop del cronometro, mentre l’altro ascolta in silenzio. In quei momenti, la corsa diventa una valvola di sfogo, uno sfiatatoio, un recipiente che si svuota per riempirsi di nuove inquietudini e insoddisfazioni.
Ma ci sono anche momenti in cui programmiamo un viaggio, una gara, o ci lasciamo andare alla progettazione di un piccolo grande sogno.
Lungo le strade assolate di un tiepido febbraio, incontriamo quegli amici preziosi che, da sempre, ci mostrano nuovi mondi con parole semplici.
Alla fine dell’allenamento, ci salutiamo stanchi ma pronti ad affrontare la settimana piena d’impegni.
Soddisfatti della fatica e sereni per esserci ascoltati, passo dopo passo.
Anche questo è il bello della corsa.