Un ultimo mese per fare la differenza

Come ormai è palese, si rientrerà in classe a settembre . Con qualche interrogativo che si scioglierà soltanto al caldo dell’estate ( doppi turni ? Lezioni più brevi per piccoli gruppi ? Il ritorno parziale della dad? ) e che assai probabilmente vedrà realizzarsi soluzioni molto differenziate da regione a regione , ma persino da istituto a istituto, a seconda della capienza delle aule e di molteplici fattori .

Quindi ?
Quindi abbiamo un ultimo mese per fare la differenza.

Ovvero?
Facciamo un passo indietro.

A memoria mi pare di ricordare una frase ricorrente , nei discorsi da corridoio delle elementari, delle medie e del biennio superiore più che del triennio:

‘eh, quanto mi piacerebbe fare la vera didattica , invece mi ritrovo a vestire i panni  di una baby sitter il cui unico compito è la vigilanza ..’

È vero, non è una lamentela di default . Spesso ci si trova a dover improntare azioni di ‘contenimento ‘, nei casi più gravi, in cui diventa difficilissimo far lezione e, comunque, nei casi più sereni, le frustrazioni del docente sono spesso provocate dalle lezioni interrotte da considerazioni di straordinario spessore come:

– Maestra, Giacomo mi ha preso la penna e non me la vuole ridare!!!
– Prof, quando cambia i posti ? Io non ce la faccio più a stare vicino a questa!
– Prof, mi hanno rubato il telefono ! ( singhiozzi di pianto , immediato stato di polizia, facce vaghe dei sospettati , addio lezione )
– Maestra, Giulia mi dà fastidioooooo!!!
– Prof, io da lì non vedo la lavagna
– Devo andare in bagno, è urgente ( sottovoce : ho il ciclo )
– Professore, all’entrata uno di terza f mi ha minacciato e ha detto che quando usciamo mi picchia ( lett. ‘mena’ )

È così via.
Per tacere del tempo perduto a far capire loro le regole di convivenza civile e condivisone degli spazi . E, ripeto, ho voluto fermarmi ad esempi molto soft.

Quindi ? Dove sta la riflessione che ogni docente dovrebbe partorire ?

Ho ancora un mese di didattica pura, nel quale posso inventarmi cose che in classe non potrò mai più permettermi, perché da settembre , probabilmente , tornerò a vestire i panni dello psicologo , del carabiniere, dell’investigatore e della baby sitter.

Rispolveriamo al volo quei vecchi progetti di lezione che ci sembravano utopistici alla prima lettura e sfruttiamoli adesso.

La didattica pura , a distanza , può essere ( deve ) l’occasione irripetibile per mettersi in gioco e far girare a nostro favore questo vento così contrario.

Ci aspetta un maggio senza obbligo di vigilanza , una terra del Bengodi, in cui possiamo far maturare noi stessi prima ancora dei nostri alunni .

Pensate, l’immaginazione al potere , quasi , l’utopia che diventa realtà sfruttando il virtuale!

Una sorta di rivoluzione copernicana che non ammette giustificazioni .

Egoisticamente, per un’unica volta , senza interruzioni ( anche se quelle di sono anche a distanza, chiaramente, ma meno invadenti, forse ), in presa diretta con le nostre idee, quelle che in classe difficilmente avremmo potuto realizzare.

La scuola è adesso.
Non a settembre.

Elvio Calderoni

Ho vissuto senza sport per i miei primi 40 anni. Adesso diciamo che sto recuperando, dato che ho un sacco di muscoli e fiato ancora nel cellophane. Cultore della parola detta e scritta, malato di cinema, di musica, di storie. Correnti, già corse e da correre.