Steve e Jaime e quella maratona per rinascere

“Jaime guarda che quella maglia non ti sarà d’aiuto, è leggera, ci saranno 5 gradi alla partenza e se arriviamo a Staten Island alle 07.00 ce ne saranno anche meno.”

Steve e sua moglie Jaime stanno preparando la valigia, partiranno domani per New York.

“Steve, a chi stai parlando? Guarda che sono io e lo sai che il freddo non lo sento, piuttosto quanti saremo alla partenza?”

“Ci sono 30,000 iscritti, un bel record non credi?”

“Io non ho idea è la mia prima maratona”

Che bello non vedo l’ora, questo viaggio di nozze è la prima vacanza dopo più di 10 anni. Ce la meritiamo – pensa tra se e se Jaime.

Una vita a limite la loro. Sempre pronti all’azione, un ruolo che hanno scelto, al contrario delle loro parti del corpo dove scienza, medicina e tecnologia gli hanno ridato la forza che avevano perso in due incidenti gravissimi.

Hanno messo a servizio del loro paese una nuova energia, senza misura rispetto a qualsiasi nemico visibile e invisibile. Hanno partecipato a missioni segrete lì dove gli Stati uniti avevano interessi di sicuezza interna e oltre confine.

“Allora Jaime mi raccomando dobbiamo essere cauti in gara. Il gruppo di testa terrà un ritmo da 3 minuti e 5 secondi a chilometro.”

“E noi?”

“Noi gli staremo attacati a 100 metri di distanza, tanto si accorgeranno di noi appena rientriamo nel Brooklyn. Ma li, ormai, a gara avviata proveranno a capire chi siamo. Tramite l’OSI abbiamo ottenuto una iscrizione sotto falso nome, ci sarà d’aiuto.”

“Non ci capiranno niente” – sogghigna Jaime

La 25° Maratona di New York si correrà il 12 novembre. Correranno per essere di nuovo più umani tra gli umani. Steve e Jaime sono ormai due cittadini come tanti. Dopo anni di misisoni in tutto il mondo, sono fuori dal servizio dell’Office of Scientific Intelligence.

Il bisogno di correre la gara viene dal desiderio di sentirsi uguali tra tanti, anche se di simile al prossimo hanno poco. Due individui rinati grazie alla tecnologia la quale gli ha restituito una vita a metà tra macchina e umanità.

“Io lo so che non saremo come vorremmo essere in mezzo a tutti quegli atleti. Gente che si è allenata per una vita e desiderosi di superare i propri limiti.” – Jaime fa fatica ad accettare la tregua atletica.

Prova in ogni modo a sentirsi coinvolta in un impengo che di fatto non impegna di più di una passeggiata al parco sotto casa.

“Ci dobbiamo confondere, mischiare tra i tanti che correranno, farci trasportare da quel flusso di pensieri che agitano migliaia di cuori.”

“Ma Steve noi non ci siamo neppure allentati un minuto”
“Non ti preoccupare, sarà una festa di vita, la stessa che stiamo cercando da 15 anni.”

La prima onda sta per partire e loro due sono lì in mezzo. Mano nella mano ascoltano l’inno e pensano a cosa hanno fatto per quella bandiera, quante missioni, quanti soldi, quante speranze di pace erano attaccate al filo invisibile delle loro capacità incredibili.

Oggi quelle gambe e quelle braccia si prenderanno il tempo che meritano. Correre per il puro piacere di farlo, per riprendersi la naturalezza del gesto persa dietro a ingranaggi tra scienza e fantascienza.

Prototipi uomo-macchina che tra 20 anni avranno ancora più forza. Custodi di una tecnologia che li tiene in piedi e proietta il mondo in un futuro inatteso da tutti.

Al 38° km un messicano con un inglese e un atleta keniano guidano la volata finale all’ultima fatica.

Steve e Jaime sono sempre a 100 metri da loro, con una telecamera fissa che li segue, indossano cappello e occhiali da sole per non farsi rinoscere.

Non sanno chi sono, tutti li incitano come se fossero divi del cinema. Sono belli e spensierati, si sono nutriti di ogni fatica percepita accanto a migliaia di atleti.

Ora si vanno a prendere il tempo che serve, senza nulla togliere ai campioni che spingono su gambe e polmoni irrorati di sangue e ossigeno.

Felici e raggianti hanno festeggiato così il loro matrimonio, una rinascita umana dopo il miracolo teconologico da 6 miloni di dollari.

 

Marco