Sotto questo sole…

Sotto questo sole è bello corricchiare sì, … ma c’è da sudare. E non parlo di quella rugiada che fa molto “pubblicità del Gatorade”, ma di quel sudore che ti trasforma in un pezzo di focaccia genovese unta,appena sfornata.

Mentre i passanti ti guardano con un misto di sorpresa e compatimento, tu cerchi di mantenere un briciolo di dignità, simulando un perfetto “bel gesto” atletico in grado di mistificare un disagio più che evidente.

Il Garmin al polso segna una frequenza cardiaca analoga a quella di un colibrì sotto anfetamine, ma noi siamo podisti, una bizzarra categoria di esseri super-umani, mai domi, mai paghi. Insomma, fuori di testa.

Noi siamo quelli che puntano il miraggio di una fontanella pubblica con la stessa foga di Ulisse tornato a Itaca. Però cerchiamo di non darlo a vedere. Anche sotto questo sole.

In fondo, correre con trenta gradi è un ottimo test psicologico: serve a capire quanto velocemente il cervello possa passare dal pensiero “che bella la libertà” al “chi me lo ha fatto fare? Ora mi sdraio qui e mi rialzo solo al tramonto”.

E poi ci sono loro, “quelli della domenica” (che però, infaticabili, corrono anche gli altri giorni della settimana). Mentre stai cercando – prima di cedere – di fare un altro chilometro e hai il colorito di un gamberone alla piastra, “loro” ti sfrecciano accanto con la freschezza di un sorbetto al limone (che, all’epoca, per ironia, si chiamava “Gran Soleil”).

Li riconosci perché neppure sudano: emettono una specie di nebbia profumata e hanno la maglietta talmente asciutta che sembra appena uscita dal cellophane. Ti superano in salita chiacchierando amabilmente, al contrario di te che emetti suoni che ricordano molto da vicino una locomotiva a vapore della rivoluzione industriale in procinto di esplodere.

Quando ti incrociano porgono un saluto con un disinvolto cenno della mano mentre tu riesci solo a rispondere con una sorta di rantolo che nel codice da iniziati significa: “Se non avessi finito i sali minerali nel 2012, ti avrei già sverniciato”. Ma noi, consci della nostra statura, li guardiamo con superiorità morale: correre bene è facile; è correre quando stai letteralmente evaporando che ti rende un eroe da leggenda urbana.

Dopo la doccia, con quel senso di onnipotenza derivante dalla reidratazione del corpo e dello spirito, sappiamo già che domani saremo di nuovo in strada. Perché il sole scotta, ma alla follia non si può porre un limite … altrimenti non sarebbe follia.

La vita è un fuoco continuo, e noi siamo quelli che hanno deciso di correrci in mezzo.

 

[Colonna sonora: F. Baccini e i Ladri di biciclette, Sotto questo sole, 1990; P. Young, I’m Gonna Tear Your Playhouse Down (Special Extended Remix), 1984; Naked Eyes, Voices In My Head (U.S. Remix), 1983; G. Michael, Killer/Papa Was a Rolling Stone (Medley Live Remix), 1991; G. Frey, The Heat Is On, 1984]

Mr Farronato
Mr. Farronato Podista e scrittore. La corsa mi serve per superare i limiti dell’ordinario mentre, scrivendo, supero quelli dello straordinario. Potete trovarmi – sotto falso nome – nelle gare della nostra bella capitale e, soprattutto, alle maratone. La corsa è la soglia del crepuscolo che si affaccia su un mondo diverso.