Rodolfo e Ileana

Rodolfo ha 43‬ anni ed è un maestro di percussioni dell’Orchestra Sinfonica del Teatro lirico “‪Giuseppe Verdi”‬ di Trieste. Suona la Grancassa a modo suo, distaccato e calmo.

E’ sposato da 10 anni con Ileana, la donna che durante i concerti siede sempre alla sua destra e suona il violoncello.

Una bella storia d’amore, passione per la musica e condivisione. Tra pochi giorni suoneranno alla prima della Messa da Requiem di Verdi in cui c’è una passaggio, alla terza strofa del Dies Irae, che costituisce un brano a parte, da solista, proprio della Grancassa di Rodolfo.

Vedi di non fare cazzate alla Prima, io un’altra possibilità per te non me la gioco

Con questa frase, Ileana, aveva tolto a Rodolfo ogni speranza. Sapeva che non avrebbe più potuto proteggerlo davanti all’impresario e al nuovo Direttore arrivato da Dresda. Troppo esigente il primo, teutonica gestione dell’intera orchestra il secondo.

Rodolfo era ormai solo e doveva far forza sul suo orgoglio e il suo estro.

Ileana ti prego non fare così lo sai che non accadrà nulla

Il siparietto in casa si ripete da tempo: Ileana forte e concreta, Rodolfo speranzoso e leggero.

Per colpa del suo stile indipendente e superficiale, Rodolfo ha rischiato il posto di lavoro più volte, ma solo grazie alla bravura della moglie siede ancora nelle fila dell’Orchestra Triestina.

Il rapporto tra di loro ha retto fino a quando lei è diventata la Prima violoncellista, e lui ha iniziato un percorso musicale dove si è perso tra armonie in disuso e un studio da autodidatta e nichilista.

Ciò nonostate, Rodolfo, dal suo pentagramma dissonante, non si è mai allontanato da Ileana, anzi la ammira e nel contempo la teme.

Quello di domani sera è un concerto a cui ci tengo in modo particolare, lo abbiamo costruito tutti insieme, tu ti sei sempre fatto i cazzi tuoi non venendo mai alle prove. Non farmi passare da stronza lo sai che lo odio.

A casa c’è silenzio, Ileana è nella camera prove, isolata e sola. E’ ora di cena e la tavola è ancora da preparare. Rodolfo è appena tornato dal laboratorio di semiografia.

Ileana domani faremo un gran lavoro vedrai. Ti sorprenderò come non ho mai fatto.”

Lei lo guarda, seduta davanti al suo strumento, affranta, ha il volto stanco, le mani nodose e i piedi gonfi.

Non me ne frega nulla di cosa combinerai domani, ti ho parato il culo per l’ultima volta, non fare casini.”

Rodolfo torna in cucina, ha l’espressione accigliata, la barba incolta e il viso illuminato dalla luce che viene dal frigorifero davanti al quale, in mutande, sta mangiando cetrioli e wurstel.

Canticchia il passaggio di Verdi che dovrà suonare domani, sorride e beve birra.

Ti va di parlare?

No, pensa a guidare e a ripassare quel passaggio difficile, ti ho sentito ieri sera e non lo cantavi come si deve.

Rodolfo è alla guida e stanno andando al teatro, il concerto della domenica pomeriggio ha scongiurato il solito ingorgo della sera in città. 

“Signori per favore seduti, 3 minuti al sipario, il teatro è pieno e faremo una serata perfetta.”

Il direttore con il suo accento duro prova a mettere a loro agio i maestri d’orchestra.

Rodolfo cerca uno sguardo d’intesa con Ileana ma lei è distante, seppur seduta accanto a lui che si perde con gli occhi lucidi, rivolti agli strumenti che assumono la posizione d’attacco.

Luci, sipario e si apre il Requiem di Verdi.

Una macchina perfetta, ogni pezzo è al suo posto. La musica disegna un affresco dalle tinte fosche che si illumina con la forza evocativa del capolavoro.

Rodolfo è in una trance assoluta, è incollato alla bacchetta del direttore. Non vede altro. 

Ileana è stupita e sente un brivido lungo la schiena, lo stesso che provava ogni volta che Rodolfo da giovane le faceva sentire gli assoli di batteria dagli spariti di Ginger Baker.

Si sente eccitata, prova un fremito che vorrebbe sfogare abbracciando quel pazzo di un uomo che sente di stare a ritrovare. Perchè la musica di Verdi è come fare l’amore, non ha un ritmo regolare. Si ferma e riparte e lei, nella stessa misura, sta amando di nuovo suo marito.

Rodolfo è al culmine, inizia a sferzare delle bordate perfette alla Grancassa .

Si esalta per la risposta del Direttore che lo accoglie e lo gratifica con lo sguardo. 

Un colpo.

Due colpi.

Al terzo colpo la mazza fa un rimbalzo prima sullo strumento e poi vola sul volto di Ileana.

Tutto avviene in pochi secondi, come in un orgasmo Rodolfo ha dato vita a quel gesto liberatorio a tratti vendicativo.

La musica si quieta.

Ileana esce di scena imprecando contro il marito.

Rodolfo è felice, sereno, appagato per aver suonato il suo amore in nome della musica.

 

 

Appassionato dello sport e di tutte le storie ad esso legate. Maratoneta ormai in pensione continua a correre nuotare pedalare parlare e scrivere spesso il tutto in ordine sparso