Quando la corsa cambia pelle, anche le riviste devono cambiare, il caso PACE Magazin

Ho dato un’occhiata a PACE Magazin, rivista tedesca dedicata alla corsa, e la prima cosa che viene da pensare è piuttosto semplice: questi tedeschi hanno capito qualcosa prima di noi.

Non perché abbiano inventato un nuovo modo di correre. Ma perché hanno capito che intorno alla corsa è cambiato tutto.

PACE nasce infatti lontano dal modello classico della rivista di running. Ci sono meno tabelle di allenamento, meno pagine dedicate al solito test della scarpa e meno ricette buone per ogni runner. Al loro posto ci sono persone, storie, città, fotografie, comunità e tutto quello che oggi ruota intorno alla corsa.

La differenza si vede anche nei marchi raccontati. Accanto ai grandi nomi dello sport compaiono realtà nate dentro la cultura dei run club, dello streetwear e della sneaker culture. La scarpa non è soltanto quella con cui corri: è anche un oggetto che racconta chi sei e il mondo nel quale ti muovi.

È una scelta editoriale precisa. La corsa non viene trattata soltanto come sport, ma come fenomeno culturale.

Ed è forse qui che il confronto con il mercato editoriale italiano diventa interessante.

Da noi le riviste specializzate continuano in larga parte a parlare al runner attraverso ciò che gli serve per correre meglio: allenamento, alimentazione, gare, attrezzatura, prestazione. Sono contenuti utili, spesso fatti bene, ma costruiti intorno a un’idea abbastanza precisa di corridore.

Nel frattempo, però, fuori dalle pagine delle riviste è comparso un altro mondo.

Ci sono ragazze e ragazzi che si incontrano per correre in città senza avere necessariamente una gara nel calendario. Ci sono gruppi che diventano comunità, brand che nascono intorno a una visione della corsa, persone che scoprono il running come modo per stare insieme e conoscere una città.

PACE sembra essersi messa esattamente lì.

Non prova a spiegare soltanto come correre. Prova a raccontare perché oggi la gente corre e cosa succede intorno alla corsa.

Anche la scelta di investire sul cartaceo è significativa. Fotografie grandi, reportage, grafica, carta e contenuti che non hanno bisogno di essere consumati in trenta secondi sul telefono.

Non è un ritorno al passato. È quasi il contrario.

È l’idea che, in un mercato editoriale pieno di contenuti veloci, una rivista possa tornare a essere un oggetto da leggere con calma.

Forse è proprio questa la distanza che oggi separa PACE da buona parte dell’editoria running italiana.

Non una questione di qualità, ma di sguardo.

Loro sembrano guardare la corsa per quello che sta diventando. Noi continuiamo spesso a raccontarla per quello che è stata.

E se davvero siamo due o tre anni indietro, il problema non è recuperare il tempo.

È accorgersi che la corsa, nel frattempo, è già andata avanti.

Marco Raffaelli
Appassionato dello sport e di tutte le storie ad esso legate. Maratoneta ormai in pensione continua a correre nuotare pedalare parlare e scrivere spesso il tutto in ordine sparso