A Napoli mi sono arreso a tutto. A qualsiasi cosa questa città abbia deciso di offrirmi. Al caffè, ai dolci, alle pizze e ai primi piatti. All’arte, alle tradizioni, ai vicoli e a quel mare che colora l’orizzonte e sembra proteggere tutto come farebbe un padre premuroso.
Mi sono arreso soprattutto alla sua capacità di accogliere, di farti sentire parte di qualcosa anche quando sei soltanto di passaggio.
Napoli è così. Non conosce mezze misure, nemmeno nei sentimenti. Si lascia abbracciare da migliaia di persone e riesce a trovare un posto per ciascuna di loro.

Noi che domenica mattina l’abbiamo attraversata correndo siamo stati una breve parentesi nella sua giornata. Ventuno chilometri sul lungomare, perfetto per lasciar andare le gambe, e poi lungo i viali del centro, austeri e veloci, dove la fatica comincia a chiederti il conto.
Per qualche ora siamo stati suoi compagni fedeli. L’abbiamo attraversata, ammirata, qualche volta sofferta. E alla fine ci siamo sentiti un po’ più napoletani.
La Neapolis Marathon è una manifestazione matura, consapevole delle proprie potenzialità e soprattutto capace di ascoltare. I consigli servono, le osservazioni anche, e le critiche possono diventare occasioni per migliorare.

La partenza contemporanea delle tre gare, su distanze diverse ma lungo lo stesso percorso, è forse uno degli aspetti da rivedere. Le sovrapposizioni tra gli atleti possono creare confusione e togliere concentrazione proprio quando ciascuno cerca di trovare il proprio ritmo.
Ma Napoli, nel frattempo, aveva ben altro da fare che preoccuparsi soltanto di noi runner.
Due navi da crociera in porto, migliaia di turisti, le strade affollate e una città che sembrava non avere intenzione di fermarsi. Tutto un po’ più complicato, certamente, ma anche più divertente.
E poi ci sono state le persone. Gli amici ritrovati, quelli conosciuti per la prima volta, gli abbracci, le chiacchiere e quella familiarità che nasce quando condividi la stessa passione.

Sabato pomeriggio, dal palco di Piazza del Plebiscito, abbiamo raccontato storie di corsa e di vita. È stato un altro bel momento del fine settimana. Intorno a noi si respirava l’attesa della gara, proprio come in un sabato del villaggio, quando i preparativi e le aspettative sembrano quasi più importanti della festa stessa.
Il giorno dopo, finalmente, siamo partiti.
E dopo tanti mesi passati a scrivere di questa manifestazione, raccontarne i protagonisti e immaginare quello che sarebbe successo, è stato bello esserci davvero. Con un pettorale addosso, le gambe sulla strada e tutto il resto lasciato per qualche ora alle spalle.
Perché alla fine correre una mezza maratona è anche questo. Non soltanto arrivare, ma portarsi dietro le persone, i luoghi e tutto quello che è successo prima della partenza.

Venire a correre a Napoli vale sempre la pena. Per la gara, certamente, ma soprattutto per quello che riesce a regalarti prima e dopo quei chilometri.
Napoli non ti lascia mai solo. Ti accompagna dalla partenza fino al ritorno a casa, quando la stanchezza comincia a passare e resta quella sana euforia di chi ha trascorso un fine settimana tra amicizia, accoglienza, amore e sport.
E mentre torni alla vita di tutti i giorni, ti accorgi che quei 21 chilometri sono stati soltanto una parte del viaggio.
Il resto è una storia d’amore, vissuta davanti a uno dei golfi più belli del mondo.





