Monica Nanetti e quella libertà di farcela sempre

Noi donne ci siamo mai chieste cosa desideriamo veramente? E quello che facciamo è davvero ciò che volevamo fare nella vita? Chi siamo davvero? Forse dovremmo guardare da fuori e analizzarci.

Sono convinta che la maggior parte di noi probabilmente fa le cose perché bisogna farle e non perché lo abbiamo desiderato per davvero.

Se dentro una stanza vuota dovreste mettere un oggetto, cosa ci mettereste?

Una delle solite cose che usate abitualmente e sareste in grado a staccarvene? Privandovi delle vostre abitudini? Difficile vero?

E proprio quando la vita diventa un’abitudine dalla quale non riesci più a sganciarti metti un punto, decidi di preparare una valigia e di fare qualcosa per te stessa lasciando i tuoi sensi di colpa a casa.

Così come ha fatto Monica Nanetti, giornalista free lance di Milano che si definisce non propriamente sportiva, ma amante dei viaggi,

Monica un bel giorno ha preso la sua “libertà” e si è allontanata dai suoi percorsi consueti percorrendo la Via Francigena partendo da Aosta arrivando a Roma in bicicletta, insieme ad un’amica, segnando un punto di svolta.

“Se ce l’ho fatta io” il libro di Monica Nanetti

Cosa c’è di sensazionale in tutto questo? Ecco credo che non sia il viaggio in se stesso, Monica ne ha fatti tanti altri di viaggi), perché parlandoci ti rendi conto di quanto può essere bella quella sensazione di libertà anche a pochi chilometri da casa.

Cambiando un po’ il percorso, si possono scoprire nuove cose e volendo puoi farlo diventare il viaggio perfetto, basta solo guardarsi un intorno e uscire da quella routine che a mano a mano finisce per schiacciarti.

Quando parla resti ad ascoltarla, è entusiasmante, vorresti dire a tutti “ ciao io domani faccio un giro in bici, ci vediamo fra una settimana”!!

“Eravamo partite senza esperienza, senza allenamento, senza il minimo programma e senza neanche la più pallida idea di ciò che sarebbe successo: dove avremmo dormito la notte successiva, come sarebbe stata la strada, fino a che punto saremmo riuscite ad arrivare. Ed è stata un’esperienza unica, straordinaria e illuminante. Una sensazione di leggerezza e di libertà assolute, il piacere della continua scoperta, la sorpresa di ritrovarsi molto più fresche e duttili di quanto siamo abituate a considerarci.”

Ti senti leggera e riesci percepire, mentre racconta, perfino il rumore dei pedali e delle ruote sul brecciolino che ti distrae e ti fa cercare quell’equilibrio che hai messo dentro la valigia di 10kg appena, lo mantieni sei concentrata sui paesaggi e sui km che scorrono sotto i tuoi occhi.

Li descrive così bene che sembra di essere con lei.

Senti la pioggia e sei felice, ti scappa un sorriso, quella sensazione la conosci, la conosci bene… continui a parlarci e ad ascoltare vorresti scrivere tutto subito per raccontare dei suoi viaggi.

Poi la saluto e mi chiedo perché ho parlato con Monica. perché mi ha incuriosito il titolo del suo libro nonché blog “ se ce l’ho fatta io” ?

Ecco avrei potuto raccontarvi la storia dei suoi viaggi, dirvi quanti km ha percorso e quali e quanti paesaggi meravigliosi ha avuto modo di visitare, ma ho colto un altro messaggio in quella bellissima chiacchierata: ci vuole coraggio a lasciare i sensi di colpa a casa, dentro un armadio, in cucina, sul comodino, a scuola, o dove più vi piace, si proprio quelli, quelli che noi donne ci “creiamo” sempre anche quando non dovremmo averne, ci andiamo anche a dormire.

Provate a dire che non è così perché raccontereste soltanto una bugia a voi stesse.

11 06 17 tappa 16 – da Sutri a Roma

L’avesse fatto un uomo, 1, 10 o 20 viaggi così sarebbe stato tutto normale in una società che ancora riesce a fare la differenza tra uomo e donna . Si l’avesse fatto un uomo cosa avrebbe lasciato a casa a parte qualche vestito, una sedia vuota e qualche pasto in meno?

Sì per una donna, nonostante sia il 2020, ci vuole coraggio perché non è un atto dovuto.

Ci vuole coraggio a sapersi adattare anche ad una “certa età “, se vogliamo, e vivere le situazioni con leggerezza e sano fatalismo.

Ci vuole coraggio nel prendere una bicicletta, salire in sella e scoprire che si può viaggiare e fare il giro del mondo anche così. Ci vuole coraggio a lasciare una stanza vuota e portarsi solo poche cose dietro.

Ci vuole coraggio a mollare tutto e andare.

Si è proprio quello che ci vuole.. e “se ce l’ho fatta io”... e non parlo dei 1060 km che separano Aosta da Roma …

Grazie Monica

 

Dominga Scalisi

Runner che ama correre, scoprire nuovi percorsi, conoscere persone e raccontare storie…Amo lo sport e non ho paura di andare e guardare oltre: oltre il tempo, oltre le apparenze, oltre le distanze…