Quando andiamo a correre all’Isola d’Elba subiamo ogni volta un fascino difficile da spiegare. Un richiamo che neppure un temporale di primavera riesce a scalfire.
La mezza maratona è partita da Marina di Campo sotto una pioggia sottile, quasi gentile. Poi, salendo lungo la Costa del Sole, l’acqua si è fatta vento, temporale, mare in burrasca. Ma a noi importava poco. Bastava alzare gli occhi verso quel mare agitato che rompeva sugli scogli, sulle spiagge e dentro le insenature disegnando uno dei profili più belli del Mediterraneo. Correre lì dentro significa accettare di essere piccoli davanti alla natura e, allo stesso tempo, sentirsi incredibilmente vivi.

Maratona, mezza e 10 chilometri si sono rincorse lungo le strade dell’isola fino al ritorno su via Roma, a Marina di Campo, dove il traguardo aveva il sapore semplice delle cose autentiche: una medaglia, volti stanchi, sorrisi bagnati di pioggia e sale.
Il weekend dell’Elba Marathon è soprattutto il lavoro di un gruppo capace di accogliere. Fin dal sabato mattina la piazza del Comune si è riempita di incontri, parole, confronti sulla corsa, sull’inclusione, sul significato più profondo dello stare insieme attraverso lo sport.

A guidare tutto c’è Damiano Di Cicco, anima di una manifestazione che ha superato i dieci anni di vita, gli anni difficili della pandemia e anche questa edizione affrontata con passione e qualche inevitabile sbavatura, come il disguido al giro di boa della 10 chilometri. Errori riconosciuti subito, con umiltà e presenza, direttamente sul traguardo mentre venivano consegnate le medaglie. Anche questo fa parte delle corse vere.

L’Elba merita eventi così. Manifestazioni che portano persone, storie, turismo, relazioni. Il running, i trail, lo sport all’aria aperta qui non sono soltanto gare: diventano occasioni per tenere viva un’isola in tutte le stagioni, creando comunità e amicizie che durano ben oltre il tempo cronometrato di una gara.
Grazie Isola d’Elba. Ci rivediamo presto, magari anche senza la pioggia.






