Chiarisco subito – a scanso di equivoci – che qui si parla del “buon” runner, ossia del podista “passabile”, collocato a sinistra di una ipotetica mediana, dove c’è il tapascione, rispetto alla parte destra in cui trova collocazione l’atleta di eccellenza. Ovviamente, facendo subito torto al vostro discernimento, le qualità sono presenti anche ai due estremi ma non “fanno testo” data la loro evidente ‘anomalia’, in positivo o in negativo.
Ed eccovi, a seguire, le dieci qualità che “costui” deve avere, secondo un’opinione – va da sé – del tutto personale. E, quindi, indiscutibile.
- Forma fisica – Per “forma fisica” non s’intende che siate perfettamente “in tiro”, quanto che stiate in salute. “Essere in salute”, espressione linguistica intraducibile nel concreto, vuol dire, semplicemente, che non avete patologie così gravi da impedirvi l’attività sportiva. Certo, alla nostra età (parlo della vostra, beninteso), essere in “perfetta” salute è possibile solo virtualmente ma, in fin dei conti, occorre solo quel tanto bastevole ad elevarvi dalla condizione vegetale.
- Dedizione – Nulla è dato all’uomo senza dedizione. Questa massima confuciana, antica della settimana scorsa, significa che il podista non può fare a meno degli allenamenti se, in qualche misura, voglia mantenere la sua condizione e – possibilmente – migliorarsi passabilmente. Ancora un piccolo sforzo, poi faremo una bella doccia.
- Resilienza (resistenza alla fatica) – In parte sinonima di “adattabilità”, la “resilienza” va piuttosto di moda (vedi il PNRR che ricorda, nei fatti e negli effetti, una pernacchia) e simboleggia la capacità di resistere alla fatica, alle avversità, facendo ricorso ad energie (soprattutto mentali) inaspettate. Cambiate strategia al momento, “resettate” il sistema, pensate con un cappello di colore diverso, correte come se foste un altro (un pochino migliore di voi). Una corsa da pensiero “laterale”. Evito di dilungarmi (con tanto di bibliografia), rinviandovi a quelli più bravi (Con la vetta massima costituita da Roberto “Massiccione” Zanda in grado di sopravvivere alla Yukon Artic Ultra del 2018. La resilienza, per inciso, fa riferimento al mondo della metallurgia).
- Umiltà – Ci sono cose che non sappiamo fare e risultati che ancora non possiamo raggiungere. Forse non ci riusciremo mai, ma non è detta l’ultima parola. Ciò che, invece, può essere detto è che una dose di umiltà ci aiuta a rapportarci meglio con l’esterno. Bravi, sì, ma non i più bravi; veloci, certo, ma non i più veloci; consci che si può fare di meglio ma pure di peggio. L’umiltà ci aiuta rispetto alle avversità, senza essere fatalisti. Se abbiamo fatto quanto dovevamo (o potevamo…) prendiamo gli eventi con il dovuto atteggiamento. Secondo gli insegnamenti del taoismo, l’uomo saggio non ha bisogno di dimostrare la sua superiorità. Insomma, se ne frega altamente.
- Tenacia – Per certi aspetti, sembrando il contrario dell’essere umili, un atteggiamento tenace può contribuire a superare le difficoltà. Stringi i denti, e vai. La tenacia è la qualità dimostrata da chi non molla facilmente, ma continua a provarci, fino ad arrivare alla meta. Non molli apparentemente fino all’estremo poi, però, ci pensi meglio e ti dici: “Beh, non esageriamo!”. Scatta l’umiltà e la tenacia trova il suo confine “naturale”.
- Completezza – Ne abbiamo parlato più volte. Si corre meglio se questa non sia un’attività “obbligatoria”. Si corre perché si vuole correre, ma si può fare bene anche altro. Concentrare tutto su un’attività caduca come quella sportiva è una fatica di Sisifo perché si combatte (con poche speranze di successo) contro l’inevitabile e naturale decadimento fisico. Meglio se si riescono a fare bene (ma basta anche “benino”) altre cose che, poi, influenzano positivamente l’attività podistica. Il tempo, in tutti i sensi, passa: basta farlo passare dignitosamente.
- Fantasia – Aprire gli orizzonti della mente (e del corpo). Non guardiamo indietro ma pensiamo in avanti. Abbiamo corso i 10K e, dietro l’angolo, perché no?, c’è subito la Mezza Maratona. L’abbiamo corsa ad Ostia (e conseguito il personale!), a Rieti, a Fiumicino, ai Castelli Romani. E la “Tre Comuni” non la facciamo? Ecco che, appresso, c’è la “Trenta” (ehm… c’era) e poi c’era il giro del lago di Bracciano (e siamo a 34K). Ancora avanti. La maratona va proprio “provata”, poi, le Ultra, le 6 ore… poi basta. Ma, fino ad allora, fantastichiamo la Mezza dove ancora non siamo stati, una Maratona all’estero … Nel mentre corriamo, la fantasia è un carburante eccezionale, in grado di portarci fuori dalle condizioni fisiche e consentirci di “costruire” … strani, nuovi mondi, … ed arrivare proprio là … o, quantomeno, vicino …
- Simpatia – A me piacciono i podisti affabili e spiritosi. Prima, durante e dopo le gare. Una battuta riconcilia con il Creato. Questa possibilità è di fatto sottratta ai runner ‘di livello’ perché con la testa sono “altrove” e non sono in grado di distrarsi con attività amene. Speriamo che, almeno, siano simpatici prima e dopo. Per tutti gli altri una dose di simpatia fa sicuramente bene a loro ed a chi li circonda, arricchendo la gara di quel “qualcosa” in più che fa bene a tutti. Nessuna attività è veramente così seria da non consentire, con il tatto eventualmente richiesto, di farci sopra qualche battuta. Se non correte con le cuffie, potete deliziarvi con le sortite dei runner più scanzonati che alle gare non mancano mai.
- Generosità – Questa è davvero una bella qualità che prescinde dall’ambito sportivo. Chi offre, riceve. Magari non subito ma, alla fine, a conti fatti, secondo l’economia universale della generosità (quella dell’offerta del caffè), quantomeno il rapporto dare/avere segna il pareggio. Non ci abbiamo rimesso, non ci abbiamo guadagnato, ma siamo stati decisamente meglio.
- Fortuna – La fortuna non è una qualità ma una condizione estemporanea (a meno che non siate Gastone Paperone). Per chi crede è la “Divina Provvidenza”; per tutti gli altri è quella particolare situazione in cui, per esempio, siete in forma smagliante, il clima è ideale, filate come un treno ed il vostro diretto avversario si ritira. Visto che essere fortunati non è scritto sui documenti, accontentiamoci del (quasi) corrispettivo: “non essere sfortunati”.
Tu non sei le gare che hai disputato/Tu non sei il tuo personale
Tu non sei le scarpette che indossi/Tu sei “altro” da tutto questo,
ma non devi dirlo ad alcuno.
La prima regola del Running Club è: non si parla del Running Club.
(dal film: Running Club)


