La Rete di Mobilità d’Emergenza arriva al tavolo della Task Force Fase 2

La task force istituita dall’attuale Governo con a capo l’ex Ceo di Vodafone e della RCS, Vittorio Colao, si è vista recapitare sul tavolo aperto alle proposte funzionali alla ripresa, la cosiddetta Fase 2, un vero e proprio “Piano di azione alla mobilità urbana”.

Uno dei temi più caldi, ancor prima di avviare le prime riaperture sarà proprio focalizzato sul come far raggiungere, in sicurezza, il posto di lavoro a coloro i quali torneranno alle attività.

Visto che il contingentamento dell’accesso al trasporto pubblico locale sarà una delle condizioni essenziali per poterne proseguire l’erogazione nelle garanzie previste del giusto distanziamento sociale e che il ricorso al mezzo privato in maniera massiccia, in particolare l’automobile, in città già prima del lockdown altamente congestionate, provocherebbe sicure paralisi nel trasporto di tutti.

Ssenza contare l’aspetto inquinamento che alcuni studi scientifici hanno correlato al dilagarsi della pandemia, soprattutto nelle zone più colpite, dove pure si registravano i più elevati valori di inquinamento (Ansa studi ISS e Harvard).

Questo “Piano di Azione” vede come fulcro e volano della ripresa la bicicletta nelle sue più estese declinazioni compreso il bike sharing e i monopattini elettrici o meno che possano avvalersi però di un piano diffuso di Reti Ciclabili di Emergenza come anticipato sulle pagine di Bikeitalia (https://www.bikeitalia.it/) vedendosi finalmente riconoscere un ruolo e un protagonismo nel complesso sistema del trasporto individuale, quanto meno in ambito urbano, in sostituzione al mezzo a motore privato e in supporto al trasporto pubblico secondo la logica del “una bici in più è un veicolo in meno”.

E un passeggero aggiungerei.

Rete di Mobilità D’Emergenza è il nome dello studio sviluppato e curato da Bikenomist (https://bikenomist.com/) il cui CEO è Paolo Pinzuti e che porta le firme di Matteo Dondé, Valerio Montieri e Paolo Gandolfi, tre architetti urbanisti. Gandolfi, è un ex deputato del Partito Democratico nonché padre della legge quadro sulla ciclabilità del gennaio 2018, legge che portava la firma anche del presidente dell’Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro.

Uno studio, completamente gratuito, quello del Piano di azione per la mobilità urbana post Covid, che rappresenta un vero e proprio manuale di sopravvivenza urbana (scaricabile qui) utile agli addetti ai lavori con un’analisi dettagliata del piano di interventi necessari ad evitare una più che certa debacle del trasporto urbano ai quali sono chiamati a intervenire gli amministratori locali, in primis i Sindaci delle grandi città italiane e che ha visto la piena approvazione di una quarantina di associazioni italiane sensibili e trasversali al tema tra cui Legambiente, Salvaiciclisti, Fiab.

Nella lettura dello studio si viene così a conoscere che non è molto lo spazio sottratto al traffico privato potendo contare su minimi spazi in condivisione in questa prima fase emergenziale riducendo semplicemente la larghezza delle corsie stradali.

Al contrario è evidente quanto sia stato lo spazio che finora il trasporto privato ha sottratto alle c.d. utenze deboli.

Con l’utilizzo di dissuasori, segnaletica stradale specifica, pittogrammi a terra, bike lanes e zone 30 il costo di un chilometro ciclabile si attesta a circa 8.000 euro, comprensivo della ritinteggiatura delle linee di mezzeria in luogo delle corsie preesistenti e tenuto conto dei profitti per le imprese realizzatrici.

Meno di un milione di euro per realizzare 100 km prontamente ciclabili e con minimi interventi poco invasivi.

Sul tavolo di analisi strategiche della task force come pure su quello di molti sindaci d’Italia e dei relativi assessorati alla mobilità, senza l’input di Bikenomist e dei suoi autori con il Manuale Urbano Post Covid 19, poteva non essere così evidente che già l’avevamo in casa l’alleata migliore per la ripresa, come pure nelle cantine e balconi di mezza Italia, basterebbe solo ingrassarle un po’ la catena, gonfiarle le ruote e donarle un po’ di spazio.

Ha un nome e si chiama Bicicletta, quella che da sempre ci rende tutti un po’ più bambini e che farebbe fieri tanti nonni che di questa tragedia ne hanno pagato il prezzo più alto.

Ma il ciclista Vittorio Colao lo sa come pure il Sindaco di Milano Beppe Sala, recentemente nominato a capo della Task Force internazionale C40 per fronteggiare l’emergenza Coronavirus, e che proprio in un video sulla sua pagina Facebook ha spiegato di aver avuto un colloquio con la task force di Colao proponendo incentivi e finanziamenti per l’acquisto delle biciclette elettriche perché è chiaro a tutti che sul fronte mobilità la questione del trasporto pubblico locale andrà ripensata.

Ci vorrà grande razionalità e, permettetemi di dire, ci vorrà anche un po’ di creatività”. Prosegue Sala: Se prima eravamo anche bloccati da mille regole e mille burocrazie dovremo trovare in questa fase con un po’ di creatività il modo di permettere alle biciclette di muoversi per la città”.

Perché la bicicletta non è la soluzione assoluta ma una delle soluzioni al problema che nessun governo o amministratore locale, a parte rari esempi, aveva finora deciso di considerarla tra i partners affidabili e alleata a migliorare il panorama urbano per come si presentava solo poche decine di giorni fa e che chiamavamo normalità.

Non torneremo alla normalità, perché la normalità era il problema”.

Marcello Perotta