La mia We Run Rome e la nostra felicità

Potrei iniziare a raccontare la We Run Rome dalla telefonata della sera prima di mia madre che si raccomandava come suo solito: “ pensace te a tuo fratello” e guai a chi glielo tocca.

Cocco de mamma dico io”, che quando glielo dico mi ripete sempre che non è vero , perché per lei siamo tutti e due uguali, solo che lui è alto quasi 2 metri ed è più bello, quindi uguali proprio non direi, ma si sa ogni scarrafone…

Oppure potrei iniziare con l’assegnazione capo pacer coda dei 5’30” dove quasi mi brillavano gli occhi già solo alla vista di quel palloncino blu color del cielo che sarebbe volato via di lì a poco, prima della partenza uffa. Ma vabbè, c’erano quelli dei miei due compagni di avventura, avrei seguito loro…

O potrei iniziare dal momento in cui ho aperto il pacco gara e ho indossato la maglietta dove per un attimo mi sono sentita una Avengers, mancavano solo i super poteri, ma avrei potuto conquistare il mondo già solo col sorriso appena sono uscita con la mia super maglietta figa con la scritta PACER….

Ma inizierò da qui, dalla linea di partenza dove sei tu il protagonista, ti fanno entrare per primo, ti assegnano la posizione neanche dovessi iniziare un balletto da prima ballerina di fila in stile scala di Milano ( che per un attimo giuro ci ho pensato: inizio sulle punte e improvviso una piroetta ) mentre tutti ti guardano ed iniziano a chiederti a che passo andrai

Continueranno a chiedertelo per tutto il percorso mentre riesci a scorgere nei loro sguardi quel senso di sicurezza che hanno solo i veri guerrieri quando poi ti superano e tu sei felice.

Sì sei felice, ti guardi intorno e urli festeggi inviti la folla a fare il tifo che a via del Corso avranno sentito solo la mia voce al grido : non vi sentoooo su con le mani suuu!!!olèeeee!!!che allo stadio Olimpico se lo sognano… ed è un susseguirsi di incitamenti e gioia infinita ( io oggi non ho più voce comunque, ma sono contenta).

Incontri gente che ti conosce e ti saluta chi ti chiama da dietro chi batte il cinque chi ti sorride manco avesse visto la Madonna, ma tanto l’avremmo vista di lì a breve, la salita del Pincio ci avrebbe aspettato come di consueto.

Ma mi sentivo bene ho urlato di gioia anche lì, e pensavo macchè ne sanno loro ieri che salita mi sono fatta io che questa a confronto sembra un tapis roulant con pendenza due.

Quella salita che quattro anni fa per la prima volta mi fece vedere in un attimo tutta la santissima trinità, ma oggi era solo un ricordo.

Il ricordo di una delle vedute più belle del pianeta terra, perché quando arrivi su in cima sei in pace col resto mondo.

Su quella terrazza sono fioccati baci, i primi, gli ultimi e quelli in mezzo. Sei al centro del mondo dico io. Piazza del Popolo la puoi guardare dal punto più alto e sentirti nel tuo angolo di paradiso.
Fai pace con te stesso e continui la tua corsa e cerchi di trascinarti dietro più anime possibile così direbbe Caronte.

Ma tu li trascini col sorriso oggi è festa è l’ultimo giorno dell’anno e sorriderai perché è la cosa che ti riesce meglio.

I tuoi compagni cercano di frenarti perché sei talmente gasata che non riesci a tenere a bada neanche il tuo famoso orologio interno e quindi rallenti e continui ad incitare, lo farai per tutto il tragitto, forse ragazza mia sei portata per questo ruolo.

Si avvicina uno dei tuoi compagni di viaggio e ti confessa che per lui questa sarà la sua ultima gara in assoluto, sarà il suo ultimo pettorale. Non posso fare a meno di trattenere le lacrime, immagino solo quello che sta provando, mi rivelerà la sua vera identità poco prima del nostro arrivo ed io mi sentirò onorata e lo sono tutt’ora sono sincera

Ho avuto due compagni straordinari al mio fianco, uno che mi teneva e uno che faceva il tifo per tutti con me.

Il nostro passaggio al Colosseo è stato da veri centurioni, almeno io mi sono sentita così e poi giù dritti verso l’arrivo dove abbiamo dovuto rallentare, per colpa mia eravamo in anticipo, ma mi sentivo il petto gonfio come una faraona ho continuato ad urlare ad alzare le braccia al cielo, a prendere per mano i miei compagni e ad incitare un ragazzino col suo pettorale mentre si avviava fiero verso la linea d’arrivo

Da mamma ci ho visto i miei figli che hanno iniziato a camminare, il miracolo della vita, ma non potevo piangere, non ancora e così nella mia testa le note di un Venditti allo stadio prendono il volo…

“Grazie Roma che ci fai piangere abbracciati ancora”.
Che possiamo abbracciarci e aspettare che arrivino tutti come se ci conoscessimo da una vita.
Io vi aspettati ho aspettato quasi fino all’ultimo, che mamma si era raccomandata , mio fratello dovevo aspettarlo per forza..

Io da ieri so cos’è essere pacer : è l’arte di rendere felici gli altri e ieri lo eravate davvero tutti.

Dominga Scalisi

Le foto della We Run Rome sono disponibili su fotoincorsa.it