La Corsa dei Santi (long version) non si farà: Roma perde un’occasione

Tutti gli iscritti alla versione “Quattro Basiliche” della Corsa dei Santi, quella sulla suggestiva distanza di 19,5 km varata per il Giubileo, hanno ricevuto una sgradita notizia: questa gara non si terrà. Il Comune ritiene non superabili le complicazioni, sbarrando la strada a questa bella iniziativa.

Tranne pochi casi – tra cui quelli in cui l’Amministrazione è direttamente coinvolta – nella Capitale sembra esserci spazio solo per le gare brevi. Una vera iattura per quanti, anche in preparazione delle maratone, preferiscono misurarsi su un mix tra resistenza e velocità, piuttosto che limitarsi a quest’ultima.

Comprendo perfettamente che una 10K (al netto del numero dei partecipanti) si concluda in fretta, ma non è affatto vero che – dal punto di vista organizzativo – “occupi” lo spazio pubblico meno di una gara più lunga. Nel caso di specie, per esempio, la partenza di mattina presto, tolta la levataccia, ha consentito di coprire la distanza di quasi 20 chilometri entro le ore 10:00. Per quanto ne so, una situazione del genere non si è mai verificata in nessuna mezza maratona. I corridori si sono goduti la città – non il solito “giro” attorno a Via del Corso – senza che i cittadini se ne siano neppure accorti. Non si ravvisano, dunque, motivi totalmente validi per impedire lo svolgimento di un evento che, tra l’altro, è maggiormente appetibile per i turisti(-podisti) di quanto non sia la versione breve.

Qualcuno potrà ragionevolmente sostenere che l’Amministrazione dispone del pieno potere di poter compiere le scelte più idonee per la città, in presenza di condizioni potenzialmente “critiche” o, comunque, di opportunità, sacrificando il diritto allo sport (che, è bene ricordare, è sancito dalla Costituzione).

Visto che siamo a Roma, i nostri avi dicevano: ubi maior, minor cessat. Credo, però, di aver inteso che il “no” sembrerebbe valere sia per il 2026 che per il 2027. E questo non va affatto bene, perché si tratta di una “bocciatura” quasi di principio che non può trovare motivazioni del tutto accoglibili.

A mio avviso, il problema è d’ordine concettuale. Le Amministrazioni non hanno compreso – e qui andrebbero chiesti lumi all’assessore competente – che l’attività sportiva no stadia non può essere liquidata come un “intralcio al traffico”. Lo sport non è più una mera attività ricreativa, ma un diritto riconosciuto a tutti gli effetti dall’ordinamento italiano. Di conseguenza, il Comune ha il dovere, nell’ambito del principio di lealtà nei rapporti tra pubblico e privato, di cercare una “mediazione” tra le diverse istanze. Le soluzioni, tra soggetti responsabili, si trovano sempre: la modifica del percorso, un numero massimo di partecipanti per riaprire in tempi rapidi la sede stradale, o quella già testata con successo, ossia la partenza in un orario che, oggettivamente, disturba solo la raccolta della spazzatura.

Roma perde dunque un’occasione. E i podisti anche. Confido, però, che tutto ciò non sia il frutto di un totale fraintendimento. La città non è di proprietà dell’Amministrazione pro tempore che, al contrario, deve renderla compatibile con i molteplici utilizzi leciti di cui i cittadini hanno diritto. I podisti hanno i loro ed è giusto che vengano riconosciuti.

 

La culla della democrazia era la piazza, non il salotto. E la democrazia si esercita anche occupando pacificamente la strada con i propri corpi e le proprie passioni. (Zygmunt Bauman)

Mr Farronato
Mr. Farronato Podista e scrittore. La corsa mi serve per superare i limiti dell’ordinario mentre, scrivendo, supero quelli dello straordinario. Potete trovarmi – sotto falso nome – nelle gare della nostra bella capitale e, soprattutto, alle maratone. La corsa è la soglia del crepuscolo che si affaccia su un mondo diverso.