Con te fra le nuvole…

Alba d’estate. Carico la bici in macchina, con la mente già ai piedi del “Blockhaus”, in Abruzzo.

Chi pedala ne parla con rispetto: dal versante di Lettomanoppello ti aspettano 28 km in cui mettere il piede a terra equivale a dover ripartire su pendenze mai sotto al 7%.

Hai pochissimi tornanti e solo tre brevi tratti lunghi più o meno 40 metri ciascuno per poter rifiatare su questo fianco della Majella.

Se i primi 14 km sono tecnicamente i più duri, in vetta -a 2000 mt- ti possono aspettare schiaffi di vento anche a 50 km/h.

Consulto per la ultima volta il meteo quando sono all’attacco del percorso, perché in montagna non ci si improvvisa: la giornata non è stabile e devo comunque esser pronta a girare la bici anche a pochi km dall’arrivo.

Sono volontariamente sola, perché certe cose vanno affrontate in prima persona. 

Inizio a pedalare col cuore in gola per l’emozione, ma appena la strada sale svuoto la testa completamente.

A cosa penso per 28 Km?

A niente, immersa  nel silenzio che la montagna desolata sa regalare; avanzo a filo di gas perché occorre umiltà e testa quando vuoi portarti a casa la salita a maggior dislivello in Italia.

Ogni tanto qualche ciclista prova a spezzare questa perfetta solitudine, ma questa è una salita “antisociale” dove sprintare per raggiungere qualcuno può costarti caro.

Un pastore mi incrocia e salutandolo mi fa:

“signurí, guarda che è salita!”

Gli sorrido, pensando che il bello è proprio questo.

Arrivo a Passo Lanciano, saluto gli ultimi accompagnatori e alzo il naso verso la vetta.

Nuvole.

Il Blockhaus vuole negarsi in questa sfida che gli ho prudentemente teso.

Continuo a pedalare in una nebbia sempre più fitta, che si condensa ghiacciandomi fra  raffiche crescenti.

Le previsioni meteo hanno clamorosamente sbagliato: otto gradi in meno del previsto e l’aria non è ferma.

In questo atmosfera surreale, vedo sagome di escursionisti lungo il bordo strada, e in quel momento mi vieni in mente tu, Susanna, diventata pura Luce l’otto agosto duemiladiciannove.

Mi sembra quasi di vederti fra loro, zaino in spalla, mentre racconti allegramente la tua ascesa sul Monte Bianco fino al Capanno Margherita.

Era quassù dunque che desideravi farti trovare, l’ ho capito solo negli ultimi colpi di pedale.

Hai voluto regalarmi il Blockhaus.

Sono arrivata da Te.
Susanna, in questo momento, finalmente ti sento vicina come mai dal momento della tua morte.

Ecco il vero motivo per cui sono qui adesso… ora lo so, Amica mia.

Grazie per avermi portato fra le nuvole, da Te.

Valeria Angrisani

Valeria finalmente in vetta