C’E’ ANCORA UN DOMANI PER IL CINEMA ITALIANO IN SALA.

1 novembre 2023. Una data importante per il cinema italiano.

Accade qualcosa di straordinario al box office: al primo e al secondo posto degli incassi giornalieri troviamo C’E’ ANCORA DOMANI opera prima di Paola Cortellesi, reduce dalla Festa del Cinema di Roma, con un incasso superiore al milione di euro in un solo giorno e avvicinandosi ai 4 milioni di euro totali, che diventeranno 8 probabilmente nel giro di una settimana, cifra a cui nessun film italiano del 2023 è ancora arrivato.

Al secondo posto, appena uscito, COMANDANTE di Edoardo De Angelis, che inaugurò Venezia e che ha radunato in due giorni quasi centomila spettatori, mostrando di avere un bel respiro e un avvenire promettente.

Forse, viene da pensarlo, c’è ancora un domani per il cinema italiano in sala, dopo un anno veramente terribile.

Ripercorriamolo: gli unici successi del ’23 sono stati IL GRANDE GIORNO in cui Aldo, Giovanni e Giacomo hanno finalmente proposto un film degno di questo nome, solido nello script e articolato nelle dinamiche corali con cui la vicenda viene portato avanti.

Premiato dal pubblico e rispettato dalla critica.

Parallelamente, l’altro film sorprendente, per gli esiti commerciali, di inizio anno è stato LE OTTO MONTAGNE, che ha consacrato il duo Borghi / Marinelli portando all’attenzione della grande platea le doti interpretative e il carisma dei due attori probabilmente più amati della loro generazione.

Dopodiché c’è stato un vuoto commerciale, qua e là riempito da mezzi successi ( TRE DI TROPPO, GRAZIE RAGAZZI, ME CONTRO TE ), fino ad arrivare nei pressi dell’estate.

Un’estate eccezionale, non certo per il cinema italiano ma in generale: era dagli anni ’90 che gli italiani non accorressero in massa a riempire le sale d’estate, merito, chiaramente, di Barbenheimer, d’accordo, ma non solo.

Un’estate in cui, però, il cinema italiano si sveglia e va a cercare il pubblico: due film vanno a Cannes e incontrano un buon successo, sono i nuovi capolavori di Moretti e Bellocchio, IL SOL DELL’AVVENIRE e RAPITO.

Ma le arene ospitano registi e attori che vanno in giro per lo stivale a promuovere i loro bei film ( ROMANTICHE di Pilar Fogliati, L’ULTIMA NOTTE DI AMORE di Andrea Di Stefano, I PEGGIORI GIORNI di Leo e Bruno ), capendo che il pubblico, se c’è l’autore o il protagonista in sala si alza dal divano e va a sentire quel che ha da dire.

Questo accade, maggiormente, per film minori come distribuzione, più coraggiosi ma altrettanto lodati e premiati ( è il caso di SANTA GUERRA di Samantha Casella, iper sperimentale e che ha fatto il giro del mondo giungendo a vincere più di 200 premi in altrettanti festival ).

Poi arriva Venezia, con ben 6 film italiani in selezione ufficiale ( non accadeva da… mai? ) e un bel successo collettivo col trionfo in prima linea di IO, CAPITANO di Matteo Garrone che parte male al box office ( facendo crollare le braccia agli addetti ai lavori che erano pronti a dire che ormai per il cinema italiano in sala non c’era più nulla da fare ) e che, invece, grazie al passaparola, alla candidatura per l’Oscar ( da confermare con le nomination tra qualche mese ) è diventato il successo italiano della stagione, giungendo trionfalmente ai 4 milioni di euro al box office con una tenitura straordinaria.

E poi? E poi è arrivato il 1 novembre.

Quando è accaduto qualcosa di strano: proprio mentre la gente faceva la fila entusiasta per applaudire ( accade pressoché ad ogni proiezione ) il film di Paola Cortellesi, usciva, contemporaneamente in 190 paesi ( cit. ) il nuovo film di un regista che definire iconico può sembrare banale ma che di certo è oggetto di culto da almeno vent’anni: Ferzan Ozpetek col suo NUOVO OLIMPO.

Usciva, si fa per dire, perché in realtà entrava. Nelle case e sui divani di questi fantomatici 190 paesi in cui Netflix lo sta distribuendo.

Ora, il paradosso è totale: un film che celebra il potere e il rito della sala cinematografica che esce solo in tv? Al di là dei limiti del film, e dei meriti, ci appare come una mossa assai difficile da capire e molto delicata.

Accade per la prima volta. Noi, francamente, speriamo che sia anche l’ultima e che Ozpetek torni a fare film destinati alla sala, al rito collettivo che nel film viene rievocato con affetto e nostalgia.

Una scelta che si potrebbe interpretare come rinunciataria. E disorientante. In un anno delicatissimo.

Il dibattito può cominciare, altro che quello sui ruoli italiani destinati ad attori stranieri lanciato da Favino a Venezia!

Ma forse, vedendo le file per Cortellesi e Favino di questi giorni, il buon Ferzan se ne sarà già pentito, al netto dei 190 paesi…

 

Ho vissuto senza sport per i miei primi 40 anni. Adesso diciamo che sto recuperando, dato che ho un sacco di muscoli e fiato ancora nel cellophane. Cultore della parola detta e scritta, malato di cinema, di musica, di storie. Correnti, già corse e da correre.