sabato, Aprile 18, 2026
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Appello dei Maratonabili: “abbiamo il cavallo, ma manca il cavaliere”.

La frase è semplice, quasi ironica, ma dentro racconta una delle sfide più delicate dello sport inclusivo: creare occasioni reali perché tutti possano partecipare.

È da qui che parte la storia di Maratonabili, una realtà sportiva nata quasi per caso e cresciuta grazie alla forza contagiosa di chi crede che correre possa diventare un gesto di condivisione.

Correre insieme, davvero

All’inizio erano solo quattro. Oggi i Maratonabili sono presenti a Torino, Milano, Genova, Firenze e Roma. La geografia è cambiata, ma lo spirito è rimasto identico a quello del primo giorno.

Sono runner, maratoneti, appassionati della domenica. Persone diverse unite da un’idea semplice: prestare le proprie gambe a chi non può correre in autonomia, spingendo carrozzine da corsa progettate per permettere anche a chi vive su una sedia a rotelle di partecipare a gare e maratone.

Non è assistenza. Non è beneficenza.

È sport condiviso. Gli “spingitori” corrono dieci, ventuno, quarantadue chilometri insieme ai loro compagni di squadra. Cantano, scherzano, indossano parrucche colorate ai nastri di partenza. E spesso urlano il loro grido di squadra: “Uacca Uacca!”.

“Chiamateci folli”, dicono loro.

Folli perché credono che le cose si possano cambiare. Magari di corsa. Atleti, prima di tutto. Nel mondo dei Maratonabili esiste una regola non scritta: prima vengono gli atleti, poi tutto il resto.

E gli atleti sono tutti.

Non importa se si corre spingendo o seduti sulla carrozzina. Non importa se la disabilità è fisica o più complessa. Importa esserci.

Ci sono ragazzi che parlano, scherzano, commentano ogni chilometro. Altri che comunicano con uno sguardo o con un sorriso. C’è Andrea, che convive con la sclerosi multipla ma riesce comunque a far ridere chiunque gli stia vicino.

C’è Margherita, con difficoltà motorie ma una voglia inesauribile di partecipare. E poi ci sono le famiglie, che spesso vivono la gara con la stessa emozione di un debutto olimpico.

Perché ogni metro percorso è una conquista. Dietro la corsa, una squadra. La corsa inclusiva non nasce per caso. Dietro ogni gara c’è un’organizzazione precisa.

L’associazione ASD Maratonabili APS acquista e mantiene le carrozzine da corsa, organizza le trasferte, copre le spese di iscrizione, vitto e alloggio per gli atleti.

Grazie ai sostenitori, ogni partecipazione a una gara diventa qualcosa di più di una semplice competizione. È un “pacco gara di emozioni” che solo chi taglia il traguardo può davvero comprendere. Durante la corsa, uno spingitore legge la strada, evita buche, controlla che i piedi dell’atleta non tocchino le ruote, osserva se tutto procede bene.

È un lavoro di squadra continuo, fatto di attenzione e fiducia. Poi arriva il momento più atteso: il traguardo. E lì, quasi sempre, arrivano anche le lacrime. La gioia negli occhi dei ragazzi

Chi ha partecipato a una gara con i Maratonabili racconta spesso la stessa immagine.

Gli occhi dei ragazzi. Durante la corsa si illuminano. Ridono, si emozionano, salutano il pubblico. Per molti di loro è un’esperienza che rompe la routine della disabilità, che permette di sentirsi parte di qualcosa di grande.

Quando la linea del traguardo si avvicina, la tensione lascia spazio alla felicità pura. Non è solo una maratona. È l’abbattimento di una barriera invisibile. La sfida di Roma

Eppure, anche le storie più belle incontrano ostacoli.

Lo racconta Roberto, uno dei volontari del gruppo, con la sincerità di chi vive il progetto ogni giorno. Il movimento è cresciuto in tutta Italia, ma a Roma la situazione è particolare. La squadra c’è, la carrozzina pure.

“Il problema è che abbiamo il cavallo”, dice sorridendo. “Ma non riusciamo a trovare il cavaliere”.

In altre parole: c’è tutto per correre, manca la persona con cui condividere il viaggio.

Roberto e gli altri volontari hanno provato a contattare famiglie, associazioni, centri di assistenza. Hanno fatto qualche prova, collaborato con altre realtà, chiesto aiuto alla comunità dei runner.

L’obiettivo è semplice: trovare qualcuno disposto a vivere questa esperienza. Non serve un impegno impossibile. Qualche allenamento, una gara ogni tanto, magari la maratona di Firenze insieme alla squadra. Perché per i Maratonabili ogni nuova persona significa una storia che può partire.

Chi ha corso con loro lo racconta sempre allo stesso modo. All’inizio pensi di fare qualcosa per qualcun altro. Poi scopri che succede il contrario. Spingere una carrozzina lungo i chilometri di una maratona significa condividere fatica, entusiasmo, silenzi, risate. Significa vedere il mondo da un punto di vista diverso.

“Un giorno devi venire a provarlo”, dice Roberto a chiunque incontri.

“Ti garantisco i brividi”.

Perché in fondo la missione dei Maratonabili è tutta qui: trasformare la corsa in un gesto collettivo. Non per abbattere record.

Ma per dimostrare che, quando si corre insieme, nessuno resta indietro.

Marco Raffaelli
Appassionato dello sport e di tutte le storie ad esso legate. Maratoneta ormai in pensione continua a correre nuotare pedalare parlare e scrivere spesso il tutto in ordine sparso