Alcuni consigli pratici per correre la Roma Ostia del 2032

La prima cosa da sapere, quando vi iscriverete alla Roma Ostia 2032 – se vi iscriverete, perché adesso uno non lo può sapere, mancano dieci anni, di cose possono succederne un sacco in dieci anni – ma, nel caso in cui doveste iscrivervi alla Roma Ostia del 2032, dovete assolutamente sapere che, quando andrete a ritirare il pettorale, il giorno prima della gara, oltre al pettorale riceverete dall’organizzazione anche uno strano bustone rettangolare colorato.

Ecco, quel bustone, tenetevelo stretto. Tenetevelo stretto anche quando, rientrati a casa, vostra moglie esclamerà: «Ma che bello, posso usarlo come zaino per mettere le cose del mare?».

Ecco, quando vostra moglie, tra dieci anni, il giorno prima della Roma Ostia, vedendovi rientrare con uno zaino colorato con scritto sopra Roma Ostia e il numero del vostro pettorale, dirà: «Ma che bello, posso usarlo come zaino per mettere le cose del mare?» voi rispondete: «Assolutamente no». Perché se non avrete la prontezza di rispondere «assolutamente no», quando arriverete alla partenza della Roma Ostia scoprirete che quel bustone colorato non è uno zaino per il mare, ma la borsa porta indumenti preparata dall’organizzazione della Roma Ostia per metterci dentro i vostri indumenti appunto, cioè i vestiti, le chiavi della macchina, il portafoglio e tutte quelle cose che, nelle gare di corsa, di solito, uno lascia alla partenza e ritrova all’arrivo, in modo da non doversele portare appresso mentre corre.

Se, nonostante questi miei consigli, non avrete la prontezza di difendere il vostro zaino dalle mire di vostra moglie, non vi rimarrà che affidarvi al buon cuore del corriere incaricato di consegnare le borse all’arrivo della gara e supplicarlo di accollarsi anche la vostra borsa, nonostante sia l’unica verde militare a forma di supposta e col nome di una nota pescheria di Roma sud stampato sopra.

Dopo aver in qualche modo sistemato la questione della borsa, ricordatevi di non fare l’errore di confidare a qualche runner più esperto questa vostra leggerezza, parlo sempre della leggerezza di lasciare a vostra moglie la borsa porta indumenti della Roma Ostia, perché vi risponderebbe con una frase come: «Se lo facevi alla maratona de New York te mannavano direttamente a casa»,che potrebbe darvi la percezione della vostra inadeguatezza rispetto all’evento a cui state per partecipare e farvi perdere un po’ di concentrazione.

Poi, mentre vi riscalderete, correndo su e giù davanti al Palalottomatica, fate attenzione a non lamentarvi del fatto che non avete digerito la cena del giorno prima perché qualcuno potrebbe domandarvi cosa avete mangiato, per cena, il giorno prima. E se qualcuno vi domandasse cosa avete mangiato per cena il giorno prima, non rivelategli, per nessuna ragione al mondo, di aver passato la serata precedente in un noto locale di Centocelle in cui servono solo carne cruda.

Se doveste comunque, peccando di superficialità, fare qualche riferimento al fatto di aver mangiato carne cruda prima della Roma Ostia, evitate di confessare quanta carne cruda avete mangiato, e non dite niente neanche del fatto che avete accompagnato la carne cruda con tre pinte di birra scura e una genziana. Soprattutto, evitate di dire tutte queste cose al vostro nutrizionista, anche se corre in squadra con voi e siete convinti che in fondo lo sappia che non avete mai seguito nessuna delle sue indicazioni.

Se al terzo chilometro della Roma Ostia un tipo allampanato dovesse fare dei commenti non proprio lusinghieri sulla vostra canottiera rossa e nera a cui tenete tanto, ricordate che siete dei runner e che i runner sono persone perbene che non coltivano il desiderio di spaccare la faccia al prossimo. E poi, pensateci, ma avete mai sentito di una rissa tra podisti alla Roma-Ostia? Io no, quindi eviterei.

Se programmerete di correre il settimo chilometro a 4 e 50 corretelo a 4 e 50, e non fate come vi pare perché vi sentite in forma perché sennò, due chilometri dopo, quando comincia la salita del camping, finisce che vi mettete a fare dei fioretti alla Madonna perché vi aiuti ad arrivare fino alla fine della gara senza dare di stomaco. E comunque la Madonna non ci viene a prendervi lungo la salita del camping, ha cose più importanti da fare che stare appresso a degli amatori in difficoltà sulla Cristoforo Colombo.

Evitate, sempre, non solo alla Roma Ostia del 2032, ma a tutte le gare a cui prenderete parte nella vostra vita da ora in avanti, di fare delle facce divertenti o simpatiche o intelligenti quando per strada vi renderete conto che c’è un fotografo che sta per scattarvi una foto. Evitatelo perché verrete comunque uno schifo, in tutte le foto, sempre, per tutta la vita, fatevene una ragione.

Se al diciassettesimo chilometro la tabella di marcia che vi siete appiccicati sul braccio con lo scotch dovesse cominciare a disfarsi in piccoli brandelli a causa del sudore, non fate l’errore di appallottolarla e gettarla a terra nella presunzione di ricordare come dovete correre gli ultimi quattro chilometri, perché tanto non ve lo ricorderete come dovete correre gli ultimi quattro chilometri, non vi ricordate mai niente, non si capisce perché dovreste ricordarvi la strategie per gli ultimi quattro chilometri della Roma-Ostia.

Quando infine arriverete alla rotonda di Ostia non vi guardate intorno per cercare vostra moglie e vostra figlia che voi immaginate aspettarvi all’arrivo, perché tanto loro non ci saranno, hanno capito male l’orario dell’arrivo e anche quello della partenza e quindi hanno deciso di darvi buca e di passare la giornata al mare a godersi l’inizio della primavera, col vostro borsone colorato della Roma Ostia.

E dal momento che all’arrivo non ci sarà nessuno a guardarvi o a sorridervi o a battervi le mani o a scattarvi delle foto (che tanto vengono male) o a girare dei filmati di voi che tagliate il traguardo, potete serenamente evitare di assumere quell’espressione disinvolta come se correste una mezza maratona un giorno sì e l’altro pure, tanto non vi guarda nessuno, e soprattutto, anche se qualcuno per qualche ragione decidesse di guardarvi, non vi crederebbe.

E dopo la gara, quando comincerete a pensare al pranzo, a cosa mangiare per pranzo, prima di fare qualsiasi cosa, prima di immaginare, ventilare o proporre qualsiasi cosa, fermatevi a ragionare: è vero, avete corso per ventuno chilometri e novantasette metri e avete bruciato un sacco di calorie, però la sera prima vi siete mangiati due chili di carne cruda e bevuti due litri di birra, siete veramente certi che non sia meglio dare una sterzata alla vostra vita e diventare delle persone finalmente equilibrate e un poco più morigerate?

La risposta la conosco, ma ci dovevo provare.

Matteo ha cominciato a correre quando non si poteva correre, quando c’era il lockdown, quando ce l’avevano tutti coi runner. Pensava che sarebbe durata poco, che avrebbe smesso quasi subito. Ancora non ha smesso però.