La Rai rinuncia alla diretta per ragioni economiche, il Corriere dello Sport investe su YouTube e viene premiato dal pubblico. Una lezione che va oltre i numeri e riguarda soprattutto il modo di raccontare la corsa.
Nel 2017 scrissi un articolo per Repubblica nel quale provavo a capire perché il running, nonostante milioni di praticanti e un movimento sportivo in continua crescita, non riuscisse a trovare uno spazio stabile nei palinsesti delle televisioni generaliste.
Mi chiedevo se il problema fosse davvero la mancanza di pubblico oppure l’incapacità di costruire un prodotto televisivo capace di parlare a chi corre.
A distanza di quasi dieci anni, la risposta potrebbe essere arrivata domenica 1° novembre, grazie a un esperimento che ha funzionato benissimo.
La diretta della Maratona di New York sul canale YouTube del Corriere dello Sport, che ha deciso di investire nell’acquisto dei diritti televisivi, ha dimostrato una cosa piuttosto semplice: il pubblico della corsa esiste, bisogna sapere dove trovarlo e soprattutto come parlargli.
Mentre la Rai ha scelto di rinunciare alla trasmissione per ragioni legate ai costi dei diritti, il quotidiano sportivo romano ha fatto esattamente il contrario. Ha investito economicamente, cambiato il contenitore e affidato il racconto a due persone che conoscono profondamente questo sport: Carlo Cantales e Migidio Bourifa.
Una scelta editoriale che ha fatto la differenza.
Perché raccontare una maratona non significa soltanto leggere i passaggi cronometrici dei primi della classe. Significa spiegare cosa accade durante quei 42 chilometri, interpretare le strategie, raccontare la fatica, rendere comprensibili le dinamiche della gara anche a chi la domenica mattina corre a ritmi decisamente più umani.
E soprattutto significa utilizzare un linguaggio nel quale il runner amatoriale possa riconoscersi.
I numeri dell’esperimento sono eloquenti: oltre 200.000 visualizzazioni, 55.000 ore complessive di visione, un picco di 30.000 spettatori contemporanei e circa 7.000 messaggi e reazioni nella chat. La durata media della visualizzazione è stata di 35 minuti.
Ma c’è un dato ancora più interessante: il 50% degli spettatori ha seguito la diretta attraverso uno schermo televisivo.
In pratica, è cambiata la piattaforma di distribuzione, ma non è scomparsa la voglia di guardare lo sport sul televisore di casa.
Naturalmente, avere Yeman Crippa protagonista di una gara straordinaria, conclusa al secondo posto in 2h06’14”, a soli tredici secondi dallo svedese Andreas Almgren, ha contribuito ad accendere l’interesse. Ma sarebbe riduttivo attribuire tutto il successo alla prestazione dell’azzurro.

Il punto è che qualcuno ha deciso di investire dove altri avevano scelto di non farlo.
Per anni abbiamo sostenuto che il running avesse bisogno di una narrazione diversa. Meno distante dalla realtà degli amatori, meno ingessata nei commenti tecnici fine a se stessi, più attenta alle persone che ogni giorno popolano piste, parchi e strade delle nostre città.
Le piccole televisioni locali, con mezzi limitati e tanta passione, questo lo hanno capito da tempo. Raccontano le gare di provincia, le società sportive, i campioni della domenica. Lo fanno senza grandi produzioni, ma con una vicinanza al pubblico che spesso manca nei grandi network.
YouTube aggiunge a questo modello una distribuzione accessibile, la possibilità di interagire in tempo reale e soprattutto la libertà di costruire contenuti per una comunità precisa, senza dover necessariamente inseguire gli ascolti del pubblico generalista.
Non sappiamo se le 200.000 visualizzazioni abbiano già ripagato economicamente l’investimento del Corriere dello Sport. Per stabilirlo servirebbero i costi dei diritti, quelli di produzione e i ricavi pubblicitari. Ma sul piano editoriale e della risposta del pubblico il risultato è difficile da ignorare.
La televisione generalista continua a considerare troppo spesso la corsa un prodotto complicato, costoso e poco appetibile. Eppure, quando qualcuno cambia approccio, investe sulla competenza e costruisce un racconto vicino agli appassionati, i numeri arrivano.
La diretta di New York non dimostra che qualsiasi maratona possa ottenere gli stessi risultati. Dimostra però che esiste un mercato, una comunità e una domanda di contenuti sportivi di qualità che meritano di essere presi sul serio.
Nel 2017 mi chiedevo se una televisione nazionale avrebbe mai avuto il coraggio di sperimentare un nuovo modo di raccontare la corsa.
Nel 2026 qualcuno lo ha fatto, senza passare dalla televisione tradizionale.
Forse il problema non è mai stato che il running non funzionasse in TV. Il problema è che per troppo tempo nessuno ha voluto davvero provare a farlo funzionare.
E questa volta, in barba ai budget ritenuti insufficienti e ai palinsesti che non trovano spazio, la risposta è arrivata direttamente dagli spettatori.
Verifica editoriale: i dati di ascolto sono quelli comunicati dal Corriere dello Sport il 2 novembre 2026; la rinuncia della Rai per il costo dei diritti è riportata anche da Antonio Ruzzo su Il Giornale. Non sono disponibili dati economici sufficienti per dimostrare un ritorno positivo sull’investimento.



