Lucia Mitidieri sta vivendo un momento di grazia podistica. Oggi è una delle atlete più forti che abbiamo a Roma, e non soltanto a Roma. Domenica, con il tempo di 1h20’24”, ha vinto la Wizz Air Venice Half Marathon, aggiungendo un’altra bella vittoria a una stagione che continua a regalarle grandi soddisfazioni.
Stanca, certamente, ma felice. Ha tagliato il traguardo con quel sorriso che ormai conosciamo bene e che, probabilmente, è una delle cose più belle da ritrovare nelle fotografie delle sue gare.
Perché nel mondo del podismo amatoriale, anche se Lucia facciamo sempre più fatica a considerarla un’atleta amatoriale, ci sono persone che riescono a mostrarti il lato migliore di questo sport. E lo fanno senza rendersene conto.
Lucia è una di queste.
È genuina, trasparente, diretta. Non ha bisogno di costruirsi un personaggio e non cambia atteggiamento a seconda del risultato. È la stessa persona quando vince, quando si allena, quando incontra un’amica in pista o quando si ferma a parlare con qualcuno che corre a un ritmo molto più lento del suo.

La sua forza non sta soltanto nelle gambe, ma nel modo in cui considera gli altri. Nel rispetto delle avversarie, nella lealtà con cui affronta ogni competizione, nella capacità di riconoscere il valore di chi le corre accanto, anche quando poi sarà lei ad arrivare per prima.
Sono qualità che nello sport di oggi, anche a livello amatoriale, non dovremmo mai dare per scontate.
Perché si può essere tremendamente competitivi senza perdere la gentilezza. Si può voler vincere una gara senza considerare chi arriva dietro una persona che vale meno. E si può essere un punto di riferimento per tanti senza avere la necessità di ricordarlo continuamente agli altri.
Lucia è anche l’amica che vince le gare alle quali partecipa.
Madre natura le ha donato la capacità di andare più forte di tutti. Soprattutto di te.
E sarebbe troppo facile pensare che sia soltanto una questione di talento.
Perché per lei la domenica non è semplicemente l’occasione per ritrovare gli amici della squadra, indossare un pettorale e scoprire un nuovo percorso. La domenica è fatta di strategia, concentrazione, determinazione e voglia di vincere.

E dietro quella domenica ci sono tutti gli altri giorni della settimana.
Ci sono gli allenamenti, i chilometri, le ripetute, la fatica e quella disciplina che da fuori sembra quasi naturale, ma che naturale non è affatto.
Tu esci la mattina presto, nel silenzio del quartiere, con i tuoi migliori propositi agonistici. Ti senti anche abbastanza in forma. Magari hai appena completato un buon allenamento e pensi che, tutto sommato, stai facendo le cose per bene.
Nel frattempo Lucia ha già finito i suoi soliti venti chilometri in progressione per le strade di Roma.
E probabilmente sta anche sorridendo.
Quando ci sono gli allenamenti in pista è tra le prime ad arrivare e le ultime ad andarsene. Perché il talento, da solo, non basta. Bisogna allenarlo, custodirlo, metterlo alla prova continuamente.
Come dice Saverio Fattori, «L’atletica è fatta di centoventi uova sbattute al muro, solo quelle che non si rompono diventano campioni. Il resto è frittata».
Ecco, tu sei la frittata.
Lei, per fortuna, no.
Ma la cosa bella di avere un’amica come Lucia non è poter raccontare che ha vinto un’altra mezza maratona. È sapere che, anche dopo averla vinta, quando la incontrerai di nuovo in pista, sarà sempre la stessa Lucia.
E nel nostro piccolo mondo di persone che corrono, questa è una vittoria che vale molto più di un tempo sul cronometro.



