1×6 ore

Ho fatto una cosa scema e me lo dico da solo, senza bisogno che lo diciate voi. Magari, con questa excusatio, potrà sembrare una situazione passabile. Mi sono iscritto alla “12×1 ora”, come “singolo” partecipante, per la modica durata di 6 ore.

Già in precedenza, avendo partecipato come “frazionista”, ricordo di aver rappresentato adeguatamente che, con la pista, non si scherza. Ma l’uomo (compresa la donna) non vive di sola ragionevolezza. O meglio, crede di essere ragionevole, anche nelle situazioni più commendevoli.

E così, eccomi qua. Sveglia molto prima dell’alba con l’arrivo allo Stadio Martellini quasi per primo. Mi ha battuto solo il sorriso di Peppe Minici che aveva già issato la postazione dei bradipi per le sue tre squadre. Mi sembra chiaro che, probabilmente a causa del caldo di questa estate che ha reso difficile correre, non ci sarà un’ampia partecipazione. Un vero peccato, perché manifestazioni come queste vanno salvaguardate come un patrimonio (podistico) condiviso.

La memoria torna indietro alla bellezza delle “24×1 ora” che erano più happening che gare podistiche vere e proprie, soprattutto nelle frazioni in piena notte e ai numerosi partecipanti che restavano tutto il giorno, anche se avevano corso la seconda frazione. Bei tempi andati che non torneranno. Oggi viviamo troppo in fretta, perdendo per strada la condivisione “reale” che, almeno per me, è di gran lunga migliore di quella effimera da social.

Sei ore di fila sull’anello di 415 metri della 3a corsia. Dato l’allenamento risibile sulle gambe, un concentrato di idiozia che – temo proprio – mi sa che farò anche il prossimo anno, con l’obiettivo della distanza di maratona. Visto che si intende osare, tanto vale alzare l’asticella.

Non manca qualche faccia nota. Ecco spuntare Antonio R., il nostro beneamato fotografo. Recupero le foto delle ultime gare, disposto a pagare di più per le prossime, opportunamente ritoccate.

Alle 8:00 si parte. Sulle prime due corsie i frazionisti, tonici e veloci. Certo, non tutti come uno degli X-Solid che girava a 3,20/Km, però l’impegno si è visto da parte di tutti. Nella corsia 3 e 4 il manipolo degli “arditi” delle 6, 8 e 12 ore.

La pista, dicevo, non scherza. Un chilometro qui non è uguale a quello corso sull’asfalto. Il tempo si dilata e lo spazio si rimpicciolisce, fino a diventare una sfida nella sfida. Girare fino a perdere la cognizione del sé, con pochi elementi di distrazione. E il cronometro quasi non si muove.

Nella prima ora e mezza il clima è buono. Il tempo fatica a scorrere ma, almeno, si sta bene. Intanto i frazionisti entrano freschi come rose e, dovendo “spingere”, dopo un paio di giri ti somigliano molto. Il sole irradia la pista e comincia decisamente ad alzarsi la temperatura. Ogni tot giri, bicchiere d’acqua, poi spugnaggi abbondanti. Viene attivata una “doccia” che, ad ogni giro, rinfranca corpo e spirito.

Corro tre chilometri in compagnia de “Il sardo”, un bradipo ipovedente, che mi racconta le sue avventure. Con l’ombra non vede nulla mentre, sotto la luce del sole, “vede” fino a due metri di fronte a sé. Sufficienti per seguire la riga bianca della corsia. Eppure ha corso molte maratone, tra cui la ColleMar-athon, e pure il Passatore. Un alieno che ti ricorda – qualora servisse – che il passo può essere più lungo della gamba ma che è sicuramente meglio che stare fermi. Non posso che dargli ragione, soprattutto guardando alla condizione di mio fratello che avrebbe tanto bisogno di fare qualche “fesseria”, prima che sia troppo tardi anche per pensarle.

Allo scoccare della terza ora – rammaricato per non aver potuto condividere la pista con l’affettuosa marciatrice Simona – la “ragionevolezza” evoca la ritirata. Chiamiamolo “ripiegamento tattico”: potrei insistere ma, per oggi, basta così.

Un saluto al simpatico Marco dell’Organizzazione (onnipresente), alle persone ai ristori e agli spugnaggi, allo speaker che tutti sanno chi è, all’affetto dei bradipi e ci si vede il prossimo anno, con l’iscrizione individuale che consiglio vivamente. Con poco più di 6 euro l’ora, ci si può misurare in una dimensione molto diversa da quella del “semplice” frazionista, magari auspicando una partenza alle 20:00.

Siamo fatti così. Sotto la patina della logica, c’è sempre quel pizzico di follia che ci spinge a girare in tondo, a cercare il limite per il puro gusto di vederlo da vicino. Una cosa scema, sì. Ma, a pensarci bene, meravigliosamente commendevole.

Mr Farronato
Mr. Farronato Podista e scrittore. La corsa mi serve per superare i limiti dell’ordinario mentre, scrivendo, supero quelli dello straordinario. Potete trovarmi – sotto falso nome – nelle gare della nostra bella capitale e, soprattutto, alle maratone. La corsa è la soglia del crepuscolo che si affaccia su un mondo diverso.