giovedì, Maggio 21, 2026
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Un uomo, un campo, un Paese

Non esistono molti momenti di gioia collettiva capaci di unire un Paese quanto quelli che sa regalare lo sport. Soprattutto quando, dentro una vittoria individuale, una nazione intera finisce per riconoscersi. Accadeva con Coppi, quando sembrava davvero esserci “un uomo solo al comando”. Accadde con Sara Simeoni, sospesa sopra l’asticella e sopra il tempo, mentre volava più in alto di tutti.

Sono immagini che non appartengono soltanto alla cronaca sportiva: diventano memoria condivisa, frammenti indelebili della cultura di un popolo. È successo con Mennea, con Zanardi, con Tamberi, con i ragazzi della velocità di Tokyo 2020. E lo stesso legame profondo con la società lo abbiamo costruito, in pochissimo tempo, con Sinner.

Perché Jannik è riuscito ad andare oltre il tennis. Oltre la rete, oltre le linee di fondo del campo. Con il suo carattere pacato, la disciplina quasi ostinata, la naturalezza dei modi e quella sobrietà che lo rende vicino a tutti, ha aperto un varco dentro il quale il Paese si è riconosciuto. Siamo andati oltre quell’italia sbruffona, prepotente, che non vuole sorridere se non per la propria ignoranza.

E così, improvvisamente, ciascuno di noi ha trovato il proprio posto nel catino del Centrale del Foro Italico.

Grazie Jannik

Marco Raffaelli
Appassionato dello sport e di tutte le storie ad esso legate. Maratoneta ormai in pensione continua a correre nuotare pedalare parlare e scrivere spesso il tutto in ordine sparso