martedì, Aprile 21, 2026
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Veni, Vici, Vidi

La Maratona di Roma: nuovo percorso e nuovi numeri. Due elementi di evidente controtendenza rispetto alla scorsa edizione. I numeri segnano 36mila partecipanti (e già si parla, il prossimo anno, di spingersi verso i 50mila) e sanciscono l’uscita dalle gare “provinciali”.

Tantissimi stranieri che hanno colto l’occasione di poter visitare la nostra città, correrci dentro e godersi momenti che, da soli, valgono il biglietto. Come l’ingresso su Via della Conciliazione, con la Basilica di San Pietro in primo piano. Il nuovo tracciato si è reso necessario sia in virtù dei numerosi cantieri sia per meglio gestire l’incremento dei partecipanti (anche alcune scuole sedi elettorali ndr).

Forse sarebbe intrigante verificare le possibilità offerte dall’Eur, con le sue strade larghe e la sua allure metafisica.

Qualche spigolatura.

Molto efficaci le griglie alla partenza, benché – a mio modesto avviso – le onde vadano fatte partire ancora più distanziate. Segnalo, mentre si attendeva, una tale Karin: spettacolare opera d’arte sotto qualunque angolazione. In questi momenti la performance sportiva può anche andare ad accomodarsi. Pacer come se piovesse. Qualche goccina dal cielo c’è stata (ormai è chiaro che per conoscere le previsioni occorra guardare fuori dalla finestra la mattina stessa) ma per i “portatori di palloncino” parliamo di un vero acquazzone: ce n’erano per ogni orario, tant’è che entreranno nel Guinness dei primati. A proposito di primati: un tizio ha corso con una tenuta da rinoceronte in 3D; resta un mistero come possa aver trascinato tutto quel peso, per oltre 42 chilometri.

Preferirei se, assieme alla Maratona, venisse inserita la distanza dei 30 chilometri, così da ridurre l’impatto traumatico della gara. Lo dico con un interesse evidente: in inverno, tra una cosa e l’altra, non riesco mai ad arrivare “preparato” quanto basterebbe per non sputare sangue sui sampietrini.

A peggiorare le cose, il vero fastidio: le staffette. Non le tollero. Irrompono nel flusso della gara con la freschezza di chi deve coprire solo un piccolo segmento, sfrecciandoti accanto mentre tu potresti essere in piena crisi. Ma il vero problema è l’atteggiamento: con una punta di arroganza ti chiedono strada, pretendendo spazio con una totale mancanza di rispetto per chi sta affrontando il viaggio intero. Un’invasione di campo che rompe la magia e la solidarietà tra chi fatica sulla stessa distanza.

Qualche “biscotto” con il pregio di poter dare il cinque a chi corre sul lato opposto ed un tantino troppa Via del Corso, dopodiché l’arrivo al Circo Massimo: suggestivo ma non tanto quanto l’abbraccio del Colosseo. Sulla medaglia di quest’anno ho qualche perplessità. La superficie specchiata ha il suo perché ma, l’altro lato, onestamente, è da bocciare senza appello.

Sono venuto, ho vinto e, infine, mi sono visto. Non è il caso di aggiungere altro e lasciare un “segno” positivo alla giornata.

Il dolore è solo la debolezza che lascia il corpo. Peccato che il corpo ci serva per correre.

Mr Farronato
Mr. Farronato Podista e scrittore. La corsa mi serve per superare i limiti dell’ordinario mentre, scrivendo, supero quelli dello straordinario. Potete trovarmi – sotto falso nome – nelle gare della nostra bella capitale e, soprattutto, alle maratone. La corsa è la soglia del crepuscolo che si affaccia su un mondo diverso.